Mercato del lavoro

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Il mercato del lavoro nell’area mediterranea si presenta fortemente eterogeneo, segnato da persistenti divari strutturali tra le diverse sponde. I dati più recenti evidenziano criticità rilevanti, in particolare in termini di inclusione giovanile, partecipazione al lavoro e qualità dell’occupazione. Accanto a sistemi più dinamici e terziarizzati nei paesi europei, si osservano contesti in cui permangono fragilità strutturali, elevata disoccupazione e ampie quote di inattività. Il Mediterraneo appare segnato da sfide comuni ma differenziate, che richiedono politiche integrate per promuovere inclusione e sviluppo sostenibile.

Un quadro d’insieme

Il mercato del lavoro viene analizzato attraverso i principali indicatori di attività, occupazione e disoccupazione, offrendo una lettura comparativa delle dinamiche occupazionali nel mediterraneo. L’analisi mette in evidenza le persistenti disparità regionali e settoriali, nonché i divari in termini di inclusione lavorativa, individuando le principali criticità e le priorità di policy per una crescita sostenibile e più equa.

  • Unione europea
  • Balcani occidentali
  • Medio Oriente
  • Nord Africa
Indicatori Tasso di attività 15-24 anni (%) Tasso di attività 15-64 anni (%) Tasso di occupazione 15-24 anni (%) Tasso di occupazione 15 anni e oltre (%) Tasso di disoccupazione 15 anni ed oltre (%) Tasso di disoccupazione 15-24 anni (%) Occupazione in agricoltura (% dell'occupazione totale) Occupazione nell'industria (% dell'occupazione totale) Occupazione nei servizi (% dell'occupazione totale) Percentuale di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, totale (% della popolazione giovanile) (stima modellizzata dell'ILO) area_code ordgeo
Paesi 2024 2024 2024 2024 2024 2024 2023 2023 2023 2024
Portogallo 35,4 77,8 27,9 54,8 6,5 21,2 3,0 25,0 72,1 7,9 A 1
Spagna 33,1 74,6 24,1 50,8 11,4 27,0 3,6 19,9 76,5 9,9 A 2
Francia 42,7 73,8 35,6 51,4 7,4 16,6 2,5 19,2 78,2 10,5 A 3
Italia 24,7 66,6 19,7 46,6 6,5 20,3 3,6 26,6 69,8 12,7 A 4
Slovenia 35,7 76,7 32,4 56,4 3,7 9,4 4,0 32,2 63,8 7,2 A 5
Croazia 31,1 70,0 26,0 49,4 5,0 16,6 4,7 27,5 67,8 9,8 A 6
Grecia 25,2 69,3 19,0 46,4 10,0 24,7 11,5 15,9 72,6 11,4 A 7
Malta 54,9 80,9 50,6 62,0 3,1 7,8 1,1 17,6 81,3 8,2 A 8
Cipro 43,9 79,9 37,0 64,0 4,9 15,6 2,4 16,3 81,4 12,0 A 9
Serbia 32,8 72,4 25,4 53,0 7,2 22,7 19,2 28,2 52,6 12,4 B 10
Kosovo .. .. .. .. 10,5 21,3 .. .. .. .. B 11
Bosnia-Erzegovina 25,9 62,9 18,8 44,0 10,0 27,3 17,6 30,6 51,8 16,0 B 12
Montenegro 28,7 59,8 21,3 41,2 15,0 25,9 6,0 16,1 77,8 20,0 B 13
Macedonia del Nord 28,2 65,9 19,7 45,3 12,3 30,3 9,3 30,2 60,5 19,1 B 14
Albania 33,6 72,0 25,2 54,5 11,5 25,1 34,9 21,2 43,9 23,6 B 15
Turchia 46,1 60,0 38,9 49,2 8,8 15,6 14,6 27,6 57,8 22,5 C 16
Siria 25,2 39,7 17,3 33,0 13,3 31,5 15,0 21,8 63,1 38,8 C 17
Libano 35,7 50,7 27,2 40,2 11,5 23,7 3,4 20,3 76,2 25,0 C 18
Giordania 23,6 40,9 13,8 31,5 18,0 41,7 3,2 18,3 78,4 31,6 C 19
Israele 46,7 73,8 43,9 63,0 3,6 6,1 0,8 15,6 83,6 15,1 C 20
Palestina 30,8 47,3 19,7 34,0 31,4 36,1 6,2 32,6 61,2 28,2 C 21
Egitto 22,1 45,3 18,0 39,5 7,2 18,7 18,7 28,6 52,7 26,9 D 22
Libia 17,4 51,6 8,8 39,3 18,2 49,5 8,7 23,2 68,1 29,3 D 23
Tunisia 23,4 51,2 14,0 38,2 15,0 40,0 12,8 33,3 53,8 22,7 D 24
Algeria 22,8 44,6 16,0 36,1 11,6 29,8 9,3 30,8 59,9 20,1 D 25
Marocco 26,8 47,7 20,8 40,1 9,0 22,1 29,6 24,1 46,3 32,9 D 26

Tasso di attività 15-24 anni (%)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Tasso di attività 15-64 anni (%)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Libano Ultimo valore disponibile: 2023
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Tasso di occupazione 15-24 anni (%)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Tasso di occupazione 15 anni e oltre (%)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Tasso di disoccupazione 15 anni ed oltre (%)
  • Kosovo Ultimo valore disponibile: 2023
Tasso di disoccupazione 15-24 anni (%)
  • Kosovo Ultimo valore disponibile: 2022
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Occupazione in agricoltura (% dell'occupazione totale)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Occupazione nell'industria (% dell'occupazione totale)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Occupazione nei servizi (% dell'occupazione totale)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022
Percentuale di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, totale (% della popolazione giovanile) (stima modellizzata dell'ILO)
  • Kosovo Nessun dato disponibile
  • Palestina Ultimo valore disponibile: 2022

Alcuni temi in evidenza

Dall’analisi dei dati più recenti sul mercato del lavoro nei paesi dell’area mediterranea emergono alcuni temi ricorrenti e critici. In primo luogo, si conferma il divario generazionale: i giovani (15-24 anni) registrano ovunque tassi di occupazione più bassi e di disoccupazione più elevata, con punte critiche in Nord Africa e Medio Oriente (oltre il 40% in Tunisia, Libia e Giordania). In secondo luogo, si evidenzia una persistente eterogeneità strutturale tra Nord e Sud del Mediterraneo: mentre i paesi UE e Israele mostrano alti livelli di attività e una netta prevalenza dell’occupazione nei servizi, i paesi del Sud e dei Balcani presentano un maggiore peso dell’agricoltura e dell’industria, segnalando un processo di transizione economica ancora incompiuto. Infine, si conferma la bassa partecipazione al mercato del lavoro (tasso di attività) in diversi paesi MENA, spesso legata a barriere di genere, educative e istituzionali. Questi elementi delineano sfide comuni ma differenziate, che richiedono politiche mirate per l’occupazione giovanile, l’inclusione socio-economica e la trasformazione dei modelli produttivi

Tassi di attività e di occupazione

I dati aggiornati al 2024 sui tassi di attività nei 26 paesi dell’area mediterranea restituiscono un quadro fortemente disomogeneo, soprattutto per la fascia giovanile (15–24 anni). Anche nella popolazione in età centrale (15–64 anni) emergono ampi divari, che riflettono differenze strutturali persistenti tra le sub-regioni del bacino.

Con riferimento al tasso di attività giovanile (15–24 anni), i valori più elevati si registrano a Malta (54,9%), Israele (46,7%), Turchia (46,1%) e Cipro (43,9%), segnalando una più solida integrazione dei giovani nel mercato del lavoro. Anche la Francia (42,7%) si colloca sopra la media mediterranea. All’estremo opposto, Libia (17,4%), Egitto (22,1%), Tunisia (23,4%) e Giordania (23,6%) presentano livelli particolarmente bassi, indicando ostacoli strutturali rilevanti nell’accesso al lavoro delle nuove generazioni, riconducibili verosimilmente a fattori educativi, di genere e istituzionali.

Un quadro analogo emerge osservando il tasso di attività della popolazione 15–64 anni. I livelli più elevati si concentrano nei paesi dell’Europa mediterranea, con Malta (80,9%), Cipro (79,9%), Portogallo (77,8%) e Slovenia (76,7%), seguiti da Israele e Francia (entrambi al 73,8%). In fondo alla distribuzione si collocano prevalentemente paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, come Siria (39,7%), Algeria (44,6%), Egitto (45,3%) e Marocco (47,7%), caratterizzati da una partecipazione al mercato del lavoro sensibilmente più contenuta.

Nel complesso, i dati sui tassi di attività mettono in evidenza un chiaro divario strutturale tra le sponde nord e sud del Mediterraneo: mentre i paesi europei e Israele mostrano livelli elevati e relativamente stabili di partecipazione, nei paesi nordafricani e mediorientali l’inclusione nel mercato del lavoro — in particolare quella giovanile — rimane debole, con ampie quote di popolazione inattiva. Questo quadro rafforza l’esigenza di politiche integrate orientate alla transizione scuola-lavoro, alla partecipazione femminile e all’attivazione dei NEET (Not in Education, Employment or Training).

Figura 1 – Tasso di attività. Anno 2024 (%)

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Nel 2024, i tassi di occupazione nei 27 paesi dell’area mediterranea confermano il persistente divario tra giovani (15–24 anni) e popolazione adulta (15 anni e oltre), con differenze marcate tra Europa mediterranea, Balcani, Medio Oriente e Nord Africa.

Nei paesi dell’Europa mediterranea, Malta e Cipro si distinguono per i livelli più elevati di occupazione sia giovanile (50,6% e 37%) sia complessiva (61,97% e 63,95%). Anche la Francia mostra una buona integrazione dei giovani nel mercato del lavoro (35,6%). Al contrario, Italia (19,7%) e Grecia (18,9%) si collocano su valori sensibilmente inferiori, segnalando criticità strutturali persistenti nell’inserimento lavorativo delle nuove generazioni.

Nei Balcani occidentali, i tassi di occupazione giovanile si collocano generalmente tra il 19% e il 25%, con Bosnia-Erzegovina (18,8%) e Macedonia del Nord (19,6%) sui valori più bassi. Serbia (25,4%) e Albania (25,2%) mostrano invece livelli relativamente più elevati, pur in un contesto in cui l’occupazione complessiva resta generalmente inferiore al 55%, riflettendo mercati del lavoro ancora fragili.

Nel Medio Oriente, Israele rappresenta un’eccezione positiva, con un tasso di occupazione giovanile del 43,9% e un tasso complessivo del 63%. Negli altri paesi dell’area, l’inserimento lavorativo dei giovani appare fortemente problematico: Giordania (13,8%), Siria (17,3%) e Libano (27,2%) registrano livelli molto bassi, accompagnati da una debole performance anche nella popolazione totale.

Nel Nord Africa, la criticità risulta ancora più accentuata. Libia (8,8%) e Tunisia (14%) presentano i valori più bassi di occupazione giovanile, mentre Algeria (16%) e Marocco (20,8%) non superano il 40% nella popolazione complessiva. Questi dati segnalano una marginalizzazione strutturale dei giovani e una limitata capacità dei sistemi economici di generare occupazione.

In sintesi, i dati del 2024 indicano che il nodo centrale del mercato del lavoro mediterraneo resta l’inclusione giovanile, soprattutto nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Le evidenze suggeriscono che, oltre alla creazione di posti di lavoro, risultano cruciali politiche mirate su educazione, formazione professionale e transizione scuola-lavoro per ridurre in modo duraturo il divario generazionale.

Figura 2 – Tasso di occupazione. Anno 2024 (%)

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Tasso di disoccupazione

I dati del 2024 sul tasso di disoccupazione nei 27 paesi del Mediterraneo mettono in evidenza forti differenze sia tra le regioni sia tra le fasce d’età, confermando una marcata eterogeneità dei mercati del lavoro dell’area. Il tasso di disoccupazione totale (15 anni e oltre) varia in modo significativo: nei paesi dell’Europa mediterranea si osservano livelli relativamente contenuti, come in Malta (3,1%), Israele (3,6%), Slovenia (3,7%) e Cipro (4,9%). Al contrario, paesi come Montenegro e Tunisia (entrambi al 15%) e soprattutto Libia (18,2%) presentano tassi nettamente più elevati, indicativi di fragilità strutturali persistenti. All’interno dell’Unione Europea mediterranea, Spagna (11,4%), Grecia (10%) e Francia (7,4%) si collocano tra i paesi con le maggiori difficoltà occupazionali.

Il quadro si aggrava sensibilmente quando si considera la disoccupazione giovanile (15–24 anni), che emerge come il principale fattore di criticità del mercato del lavoro mediterraneo. In diversi paesi i livelli raggiungono soglie particolarmente elevate: Libia (49,5%), Tunisia (40,1%), Giordania (41,7%) e Siria (31,5%) delineano una vera e propria emergenza generazionale, con una quota molto ampia di giovani esclusi dal lavoro. Anche nei Balcani occidentali la disoccupazione giovanile rimane elevata, con valori significativi in Macedonia del Nord (30,3%), Bosnia-Erzegovina (27,3%) e Montenegro (25,9%). All’opposto, Israele (6,1%), Malta (7,8%) e Slovenia (9,4%) registrano i tassi più bassi, riflettendo sistemi più efficaci di transizione e integrazione lavorativa dei giovani.

Nel complesso, l’area mediterranea appare fortemente polarizzata: nei paesi dell’Europa mediterranea e in Israele il mercato del lavoro mostra una maggiore capacità di assorbimento, mentre in molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa — e, in misura minore, dei Balcani — la disoccupazione giovanile rappresenta un vincolo strutturale allo sviluppo economico e sociale. Queste evidenze rafforzano l’urgenza di politiche attive mirate, incentrate su formazione, accompagnamento al lavoro e crescita economica inclusiva, con particolare attenzione alle nuove generazioni.

Figura 3 - Tassi di disoccupazione in età 15-24 anni e 15 anni e oltre. Anno 2024 (%)

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Distribuzione settoriale dell'occupazione

Nel 2023, la distribuzione settoriale dell’occupazione nei 27 paesi dell’area mediterranea conferma l’elevata eterogeneità strutturale dei mercati del lavoro della regione. Il settore dei servizi si afferma ovunque come il principale bacino occupazionale, in particolare nei paesi dell’Europa mediterranea e in Israele, dove la quota di occupati supera ampiamente il 75%. Valori particolarmente elevati si osservano in Israele (83,6%), Cipro (81,4%), Malta (81,3%), Francia (78,2%), Spagna (76,5%) e Giordania (78,4%), segnalando un avanzato processo di terziarizzazione dell’economia.

Il settore industriale assume invece un peso relativamente maggiore nei paesi balcanici e in alcuni contesti nordafricani. In particolare, Slovenia (32,2%), Tunisia (33,3%) e Algeria (30,8%) registrano le incidenze industriali più elevate, riflettendo modelli produttivi ancora fortemente legati alla manifattura e a comparti tradizionali dell’industria.

L’agricoltura, pur risultando ormai marginale nei paesi più avanzati — con quote inferiori al 5% in Israele, Francia, Spagna, Portogallo e Italia — continua a rappresentare un pilastro occupazionale in diversi paesi a più basso reddito. In Albania (34,9%), Marocco (29,6%), Egitto (18,7%), Bosnia-Erzegovina (17,6%) e Serbia (19,2%), il settore primario assorbe ancora una quota significativa della forza lavoro, segnalando un processo di transizione strutturale incompleto.

Nel complesso, questa distribuzione evidenzia un chiaro gradiente geografico e di sviluppo: nei paesi UE e in Israele prevale una netta specializzazione nei servizi, mentre nei paesi del Sud e dell’Est del Mediterraneo permangono strutture occupazionali più bilanciate o fortemente dipendenti da agricoltura e industria. Tale asimmetria suggerisce la necessità di strategie differenziate, orientate alla diversificazione economica, alla modernizzazione produttiva e all’inclusione lavorativa, in particolare nei contesti in cui i settori tradizionali restano predominanti.

Figura 4 – Distribuzione dell’occupazione nei settori per macroregione. Anno 2023 (% occupazione totale)

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Giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (NEET)

L’indicatore dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (NEET), elaborato sulla base delle stime modellizzate della International Labour Organization (ILO), rappresenta una chiave di lettura cruciale per comprendere le fragilità strutturali e le asimmetrie socio-economiche del Mediterraneo. La sua evoluzione nel tempo consente di cogliere non solo gli effetti delle crisi cicliche, economiche, finanziarie o sanitarie, ma soprattutto la capacità dei sistemi educativi e dei mercati del lavoro di accompagnare le giovani generazioni nella transizione verso l’età adulta. In un contesto caratterizzato da profondi divari territoriali, demografici e istituzionali, il fenomeno dei NEET assume una valenza sistemica, configurandosi come un indicatore avanzato di esclusione sociale, sostenibilità dello sviluppo e potenziale instabilità futura, con dinamiche fortemente differenziate tra le sponde nord, sud ed est del bacino.

Nel 2024, l’indicatore conferma una marcata polarizzazione territoriale nel Mediterraneo, riflettendo disuguaglianze strutturali nei sistemi educativi, nei mercati del lavoro e nelle opportunità di inclusione giovanile.

Nell’Europa mediterranea, i livelli dei NEET risultano relativamente contenuti ma eterogenei. Portogallo e Slovenia si collocano su valori inferiori all’8%, mentre Spagna e Francia si attestano intorno al 10%. L’Italia presenta uno dei livelli più elevati dell’area UE mediterranea (circa 12,7%), segnalando persistenti difficoltà nella transizione scuola–lavoro e una segmentazione del mercato del lavoro che penalizza in particolare i giovani.

Nei Balcani occidentali, l’indicatore assume valori mediamente più elevati rispetto all’UE mediterranea, riflettendo mercati del lavoro più fragili e una limitata capacità di assorbimento dell’occupazione giovanile, sebbene con differenze interne tra i Paesi. In questo contesto, è tuttavia necessario considerare il ruolo dell’emigrazione giovanile: in alcuni casi, livelli di NEET relativamente stabili o in lieve riduzione possono riflettere processi di selezione migratoria, più che un effettivo miglioramento delle opportunità di integrazione nei mercati del lavoro nazionali.

Nel Nord Africa (MENA occidentale), l’area registra i valori più critici dell’intero bacino mediterraneo. Tunisia e Algeria superano il 20%, mentre il Marocco raggiunge livelli estremamente elevati (oltre il 30%), delineando una condizione strutturale di esclusione giovanile che combina disoccupazione, inattività e un marcato disallineamento tra istruzione e domanda di lavoro. In questi contesti, la crescita dei livelli di istruzione non si traduce in un adeguato assorbimento occupazionale, alimentando fenomeni di sovra-istruzione e frustrazione delle aspettative, che contribuiscono ad ampliare l’area dei NEET.

Nei Paesi del Medio Oriente, il fenomeno dei NEET presenta criticità diffuse e una forte eterogeneità. I valori più elevati si osservano in Siria (38,8%) e Giordania (31,6%), riflettendo gli effetti combinati di instabilità prolungata, crisi economiche e ridotta capacità dei sistemi produttivi di creare occupazione qualificata. Libano (25,0%) e Turchia (22,5%) mostrano livelli ancora elevati, riconducibili anche a un persistente mismatch tra competenze acquisite e struttura della domanda di lavoro. Israele, pur collocandosi su valori più contenuti (15,1%), evidenzia comunque una quota non trascurabile di giovani esclusi.

Nel complesso, l’analisi conferma che il NEET nel Mediterraneo non è solo un indicatore congiunturale, ma un segnale strutturale di vulnerabilità generazionale. In diversi contesti, soprattutto nei Balcani e nel Sud del Mediterraneo, la dinamica dell’indicatore risulta influenzata sia dai processi migratori sia dal disallineamento tra sistemi educativi e modelli di sviluppo produttivo. Ciò rafforza l’interpretazione dei NEET come misura sintetica delle difficoltà di integrazione delle giovani generazioni e come elemento chiave per valutare la sostenibilità economica e sociale dell’area nel medio-lungo periodo.

Figura 5 – Percentuale di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, totale. Anno 2024 (% della popolazione giovanile)

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NEET nel Mediterraneo tra il 2005 e il 2024. Una lettura di lungo periodo

L’analisi diacronica dell’indicatore NEET nel Mediterraneo mette in evidenza dinamiche divergenti e persistenti asimmetrie territoriali, confermando il carattere strutturale dell’esclusione giovanile in alcune aree del bacino. Nel lungo periodo, l’andamento dell’indicatore non riflette una semplice risposta alle fluttuazioni cicliche dell’economia, ma è il risultato di regimi differenti di funzionamento dei mercati del lavoro, delle istituzioni educative e dei meccanismi di transizione scuola–lavoro.

Nel periodo 2005–2024, l’Europa mediterranea mostra un andamento complessivamente ciclico ma tendenzialmente stabile. La crisi finanziaria globale del 2008–2013 segna una chiara discontinuità, con un aumento marcato dei NEET soprattutto in Italia, Spagna e Grecia, riconducibile al crollo dell’occupazione giovanile e al rallentamento dei percorsi di ingresso nel mercato del lavoro. A partire dal 2015, in un contesto di graduale ripresa economica e di rafforzamento delle politiche attive, si osserva una riduzione progressiva dell’indicatore, solo temporaneamente interrotta dalla pandemia del 2020. Nel 2024 i livelli risultano inferiori rispetto alle sponde sud ed est del Mediterraneo, ma restano più elevati rispetto all’Europa centro-settentrionale, segnalando criticità strutturali persistenti nella transizione scuola–lavoro.

Nei Balcani occidentali, l’indicatore presenta valori costantemente elevati lungo l’intero arco temporale. A differenza dell’Europa mediterranea, le principali crisi internazionali non determinano variazioni nette ma piuttosto accentuano una condizione di fragilità già strutturale. La moderata riduzione osservata in alcuni Paesi dopo il 2015 risulta lenta e disomogenea e si accompagna a forti flussi di emigrazione giovanile, che contribuiscono a rendere il NEET un indicatore solo parzialmente reattivo al ciclo economico interno. Nel 2024 i livelli restano medio-alti, riflettendo mercati del lavoro deboli e sistemi di formazione professionale poco integrati.

Nel Nord Africa (MENA occidentale), l’indicatore mostra la maggiore persistenza nel tempo. Dal 2005 al 2024 i livelli di NEET rimangono strutturalmente elevati, con tendenze solo lievemente discendenti in alcuni Paesi. Le discontinuità politiche ed economiche successive al 2011 rappresentano un punto di rottura significativo, che non si traduce in un rientro dell’indicatore, ma piuttosto in una sua stabilizzazione su livelli elevati. In questo contesto, il NEET riflette non solo gli effetti delle crisi, ma soprattutto l’incapacità dei sistemi produttivi di assorbire una forza lavoro giovanile in crescita, anche a fronte di livelli di istruzione in aumento.

Il Medio Oriente evidenzia una dinamica più volatile. Nei Paesi colpiti da conflitti o instabilità prolungata, come la Siria, la serie storica mostra un incremento netto e duraturo dei NEET, che segnala un cambiamento di regime nel funzionamento del mercato del lavoro. In contesti relativamente più stabili, come Israele e Turchia, l’andamento risulta più contenuto, ma con livelli che restano elevati nel confronto internazionale, indicando una vulnerabilità generazionale di natura strutturale.

Figura 6 – Percentuale di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, totale. Anni 2005-2024 (% della popolazione giovanile)

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Nel complesso, l’evidenza di lungo periodo conferma che l’indicatore NEET nel Mediterraneo è un indicatore strutturale e a dinamica lenta, più sensibile ai cambiamenti nei modelli di sviluppo, nelle istituzioni e nei meccanismi di inclusione che alle oscillazioni congiunturali di breve periodo. Il dato conferma un triplo divario: tra Nord e Sud del Mediterraneo; tra aree relativamente stabili e aree in crisi prolungata; tra riduzione ciclica dell’esclusione giovanile (Europa mediterranea) e persistenza strutturale (Nord Africa e Medio Oriente). In prospettiva, il NEET si configura come uno strumento chiave per valutare la sostenibilità sociale e demografica del Mediterraneo e per orientare politiche integrate su istruzione, lavoro e inclusione giovanile, adattate ai diversi contesti territoriali.

Qualità dell’occupazione e inclusione economica

Accanto agli indicatori quantitativi tradizionali – occupazione, disoccupazione e inattività – la lettura del mercato del lavoro nel Mediterraneo richiede di considerare con maggiore attenzione la qualità dell’occupazione. In contesti caratterizzati da forti dualismi strutturali, l’essere occupati non coincide necessariamente con una condizione di inclusione economica, stabilità reddituale o protezione sociale. Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle economie del Nord Africa e del Medio Oriente, dove una quota significativa dell’occupazione si colloca in segmenti informali o semi-informali, spesso privi di tutele contrattuali, continuità lavorativa e accesso ai sistemi di welfare. In tali contesti, bassi tassi di disoccupazione possono coesistere con elevati livelli di vulnerabilità occupazionale, lavoro familiare non retribuito e sotto-occupazione, soprattutto tra giovani e donne.

Anche nei Paesi dell’Europa mediterranea, dove l’occupazione è prevalentemente formale, la qualità del lavoro rappresenta un nodo cruciale. La segmentazione dei mercati del lavoro tra insider e outsider, la diffusione di contratti temporanei e il ricorso al part-time involontario contribuiscono a produrre traiettorie lavorative frammentate, in particolare per le giovani generazioni. In questo quadro, la presenza di working poor e di occupati a basso reddito segnala che l’accesso al lavoro non garantisce automaticamente un adeguato livello di benessere economico né prospettive di mobilità sociale. La combinazione tra precarietà contrattuale, bassi salari e limitate opportunità di progressione professionale alimenta forme di insicurezza persistente che si riflettono nei tassi di NEET, nell’emigrazione giovanile e nel ritardo nei percorsi di autonomia.

Nel complesso, l’analisi suggerisce che le fragilità del mercato del lavoro mediterraneo non si esauriscono in un deficit di posti di lavoro, ma riguardano in misura crescente la struttura e la qualità dell’occupazione disponibile. Integrare la dimensione quantitativa con una lettura qualitativa consente di cogliere meglio le asimmetrie tra le diverse sponde del Mediterraneo e di interpretare l’occupazione non solo come esito statistico, ma come elemento centrale dei processi di inclusione economica, coesione sociale e sostenibilità dello sviluppo nel lungo periodo.

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