I Paesi del Mediterraneo mostrano un elevato grado di integrazione commerciale, con livelli di apertura generalmente alti. Solo pochi Paesi (Siria, Algeria ed Egitto) presentano un’incidenza commercio/PIL inferiore al 50%. Le grandi economie, come Francia, Italia e Spagna, risultano meno aperte rispetto ai Paesi più piccoli, per via di mercati interni ampi e strutture produttive diversificate. Al contrario, economie di minori dimensioni o meno sviluppate mostrano un grado di apertura molto elevato, spesso superiore al 100%.
La bilancia commerciale è negativa per la maggior parte dei Paesi, con solo dieci economie in surplus, tra cui Malta, Spagna e Italia. Avanzi rilevanti si osservano anche in Paesi esportatori di energia come Libia e Algeria, mentre forti deficit caratterizzano Balcani e alcune economie mediorientali.
Esiste una debole correlazione positiva tra apertura commerciale ed equilibrio della bilancia commerciale.
Nel commercio alimentare emergono specializzazioni nazionali, con alcuni Paesi UE e del Nord Africa in surplus e altri fortemente dipendenti dalle importazioni.
Analisi degli indicatori che includono saldo della bilancia commerciale, incidenza dell’export sul PIL, composizione del commercio energetico e flussi di investimenti diretti esteri, riflettendo competitività, specializzazione economica e attrattività dei Paesi mediterranei.
Esportazioni di beni e servizi (miliardi di US$, valori correnti)
Esportazioni di prodotti alimentari (% delle esportazioni di merci)
Importazioni di prodotti alimentari (% delle importazioni di merci)
Importazioni di beni e servizi (var. % annua)
Importazioni di beni e servizi (miliardi di US$, valori correnti)
Investimenti diretti netti dall'estero (% del PIL)
Investimenti diretti netti verso l'estero (% del PIL)
area_code
ordgeo
Paesi
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2023
2023
Portogallo
46,5
3,4
143,5
14,4
15,3
5,0
137,9
4,0
1,9
A
1
Spagna
37,3
3,1
642,5
18,6
12,5
2,4
568,7
2,6
2,5
A
2
Francia
33,2
1,2
1.051,2
13,3
10,6
-1,2
1.074,4
0,6
2,3
A
3
Italia
32,7
0,4
776,7
11,0
11,5
-0,7
722,4
1,8
1,3
A
4
Slovenia
81,5
3,2
59,1
3,7
5,3
3,9
54,3
2,1
1,2
A
5
Croazia
49,8
0,9
46,1
15,2
14,3
5,3
49,0
4,0
1,6
A
6
Grecia
42,0
1,0
108,0
21,7
13,1
5,5
121,7
1,9
1,7
A
7
Malta
123,5
5,3
30,0
9,7
11,9
4,7
25,8
136,1
127,8
A
8
Cipro
96,7
5,3
35,1
22,5
15,3
2,4
33,8
0,2
-19,1
A
9
Serbia
52,7
3,2
46,9
..
..
8,3
52,4
7,3
0,2
B
10
Kosovo
41,9
9,7
4,7
..
..
8,9
8,1
8,7
2,0
B
11
Bosnia-Erzegovina
42,8
-3,1
12,1
7,1
17,4
2,8
16,2
3,8
0,4
B
12
Montenegro
44,9
-3,2
3,6
16,8
23,6
5,5
5,5
7,0
0,8
B
13
Macedonia del Nord
62,7
-3,8
10,5
10,6
11,7
-0,6
12,7
6,3
1,3
B
14
Albania
36,1
-0,8
9,8
13,3
16,6
6,0
11,7
6,7
0,3
B
15
Turchia
28,1
0,9
371,1
12,3
6,2
-4,1
367,6
0,9
0,5
C
16
Siria
6,8
30,7
1,6
21,0
21,0
-7,6
6,8
1,2
..
C
17
Libano
30,6
-1,1
6,1
16,4
16,3
-0,3
14,8
3,3
0,4
C
18
Giordania
42,6
..
22,7
13,4
20,2
..
30,4
1,6
0,1
C
19
Israele
28,4
-5,6
153,7
4,2
10,6
-0,4
140,6
3,1
1,5
C
20
Palestina
21,0
-11,1
2,9
21,4
30,9
-31,1
8,3
0,6
0,0
C
21
Egitto
16,4
-10,6
63,7
21,9
20,4
4,7
90,4
2,5
0,1
D
22
Libia
74,8
-6,9
34,9
0,1
21,6
-3,0
27,6
1,8
-0,4
D
23
Tunisia
48,4
-0,8
25,9
12,9
13,4
4,6
30,2
1,5
-0,0
D
24
Algeria
23,6
3,4
58,5
1,0
20,2
17,9
49,7
0,5
0,1
D
25
Marocco
43,3
8,6
66,8
18,9
14,0
13,0
81,0
1,8
0,5
D
26
Esportazioni di beni e servizi (% del PIL)
SiriaUltimo valore disponibile: 2022
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2023
Esportazioni di beni e servizi (var. % annua)
SiriaUltimo valore disponibile: 2022
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
GiordaniaNessun dato disponibile
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2023
Esportazioni di beni e servizi (miliardi di US$, valori correnti)
SiriaUltimo valore disponibile: 2022
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2023
Esportazioni di prodotti alimentari (% delle esportazioni di merci)
SerbiaNessun dato disponibile
KosovoNessun dato disponibile
SiriaUltimo valore disponibile: 2010
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
GiordaniaUltimo valore disponibile: 2023
PalestinaUltimo valore disponibile: 2023
LibiaUltimo valore disponibile: 2019
TunisiaUltimo valore disponibile: 2023
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2017
MaroccoUltimo valore disponibile: 2023
Importazioni di prodotti alimentari (% delle importazioni di merci)
SerbiaNessun dato disponibile
KosovoNessun dato disponibile
SiriaUltimo valore disponibile: 2010
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
GiordaniaUltimo valore disponibile: 2023
PalestinaUltimo valore disponibile: 2023
LibiaUltimo valore disponibile: 2019
TunisiaUltimo valore disponibile: 2023
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2017
MaroccoUltimo valore disponibile: 2023
Importazioni di beni e servizi (var. % annua)
SiriaUltimo valore disponibile: 2022
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
GiordaniaNessun dato disponibile
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2023
Importazioni di beni e servizi (miliardi di US$, valori correnti)
SiriaUltimo valore disponibile: 2022
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
AlgeriaUltimo valore disponibile: 2023
Investimenti diretti netti dall'estero (% del PIL)
MaltaUltimo valore disponibile: 2022
CiproUltimo valore disponibile: 2022
SerbiaUltimo valore disponibile: 2022
Macedonia del NordUltimo valore disponibile: 2022
AlbaniaUltimo valore disponibile: 2021
SiriaUltimo valore disponibile: 2011
MaroccoUltimo valore disponibile: 2022
Investimenti diretti netti verso l'estero (% del PIL)
MaltaUltimo valore disponibile: 2022
CiproUltimo valore disponibile: 2022
SerbiaUltimo valore disponibile: 2022
Macedonia del NordUltimo valore disponibile: 2022
AlbaniaUltimo valore disponibile: 2021
SiriaNessun dato disponibile
MaroccoUltimo valore disponibile: 2022
Alcuni temi in evidenza
Apertura internazionale e bilancia commerciale
I Paesi dell’area del Mediterraneo risultano molto integrati internazionalmente dal punto di vista commerciale, con un grado di apertura internazionale mediamente elevato. In effetti, tra i 26 Paesi monitorati solo Siria (35,6%), Algeria (43,7%) ed Egitto (39,6%) presentano un’incidenza di esportazioni e importazioni sul Prodotto Interno Lordo inferiore al 50%. I Paesi più grandi dell’Unione europea (Francia, Italia e Spagna) ma anche Turchia e Israele nell’area mediorientale registrano un grado di apertura internazionale compreso tra il 50% e il 70%, relativamente minore rispetto ai Paesi di minori dimensioni e più basso grado di sviluppo. Malta (229,6%), Cipro (189,8%) e Slovenia (156,5%) nell’Unione europea, tutti i Paesi dei Balcani occidentali tranne l’Albania, Libia (133,9%) e Tunisia (105%) in Nord Africa presentano valori dell’indicatore superiori al 100%.
I Paesi più sviluppati e con PIL elevato mostrano un grado di apertura internazionale relativamente più basso perché dispongono di mercati interni ampi e di strutture produttive molto diversificate, in grado di soddisfare gran parte della domanda senza ricorrere agli scambi esteri; inoltre, il loro PIL elevato aumenta il denominatore del rapporto importazioni più esportazioni su PIL, riducendone il valore anche in presenza di flussi commerciali consistenti. Nei Paesi avanzati il peso dei servizi (sanità, istruzione, servizi alla persona), spesso non commerciabili a livello internazionale, è maggiore e contribuisce ad accrescere il PIL senza far crescere proporzionalmente il commercio estero, mentre i Paesi piccoli o meno sviluppati tendono a essere più specializzati, più dipendenti dall’estero e più inseriti nelle catene globali del valore, il che li porta ad avere importazioni ed esportazioni elevate rispetto a un PIL più contenuto e quindi un grado di apertura più alto.
Figura 1 – Grado di apertura internazionale. Anno 2024 (rapporto percentuale)
...
Il saldo tra esportazioni e importazioni (misura normalizzata rispetto al totale del commercio estero di ciascun Paese) si presenta negativo per la maggioranza dei Paesi del Mediterraneo. Solo dieci Paesi – sei dell’Unione europea – registrano una bilancia commerciale in attivo.
I Paesi dell’Unione europea con un saldo positivo della bilancia commerciale risultano, nell’ordine, Malta (+7,6%), Spagna (+6,1%), Slovenia (+4,2%), Italia (+3,6%), Portogallo (+2%) e Cipro (+1,9%). A questi si aggiungono i due Paesi dell’area mediorientale maggiormente sviluppati e con il PIL pro-capite più alto , Israele (+4,4%) e Turchia (+0,5%), e i due Paesi del Nord Africa forti esportatori di prodotti energetici, Libia (+11,8%) e Algeria (+8,1%), ai primi due posti per saldo attivo della bilancia commerciale tra i ventisei paesi del Mediterraneo. Tutti i Paesi dei Balcani occidentali presentano una bilancia commerciale in deficit, in particolare Kosovo (-26,6%) e Montenegro (-20,2%). Fortemente negativo il saldo della bilancia commerciale della Palestina (-48,3%) tra i Paesi del Medio Oriente e dell’Egitto (-17,3%) in Nord Africa.
Figura 2 – Bilancia commerciale normalizzata. Anno 2024 (rapporto percentuale)
...
I due indicatori sopra commentati (grado di apertura internazionale e bilancia commerciale normalizzata) registrano una, pur blanda, correlazione positiva (cfr. Figura 3): un grado più elevato di apertura internazionale è associato ad una bilancia commerciale in maggior equilibrio.
Figura 3 – Grado di apertura internazionale e bilancia commerciale normalizzata. Anno 2024 (valori percentuali)
...
Il commercio estero di prodotti alimentari
L’incidenza del commercio di prodotti alimentari sul totale del commercio estero segnala il grado di specializzazione di ciascun Paese in questo specifico ambito produttivo e commerciale.
Otto Paesi del Mediterraneo su ventisei registrano un saldo positivo tra esportazioni e importazioni di prodotti alimentari, cinque di questi sono Paesi dell’Unione europea (Spagna, Francia, Croazia, Grecia e Cipro). Al di fuori di quest’area solo Marocco (incidenza dei prodotti alimentari pari al 18,9% in export e al 14% in import), Turchia (12% in export e 6,5% in import) e Libano (16,4% in export e 16,3% in import). L’incidenza dei prodotti alimentari sulle esportazioni è particolarmente elevata per Cipro (21,3%), Grecia (20,2%) e Spagna (17,3%) nell’Unione europea, per la Palestina (21,4%) in Medio Oriente, Egitto (19,9%) e Marocco (18,9%) in Nord Africa. In import, il peso delle produzioni alimentari risulta molto alto in Palestina (30,9%), l’incidenza più alta tra tutti i ventisei paesi del Mediterraneo, in Montenegro (24,1%) e in Egitto (21,7%).
Figura 4 – Esportazioni e importazioni di prodotti alimentari. Anno 2024 (% dell’interscambio di merci)
...
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Metadati
Indicatori
Definizione
Le esportazioni di beni e servizi rappresentano il valore di tutti i beni e gli altri servizi di mercato forniti al resto del mondo. Comprendono il valore delle merci, dei noli, delle assicurazioni, dei trasporti, dei viaggi, delle royalties, dei diritti di licenza e di altri servizi, come i servizi di comunicazione, di costruzione, finanziari, di informazione, commerciali, personali e governativi. Sono esclusi i redditi da lavoro dipendente e da investimento (in passato chiamati servizi dei fattori) e i trasferimenti monetari.
Fonti
elaborazioni World Bank Development Indicators su dati World Bank e OCSE
Metodologia
Il prodotto interno lordo (PIL) dal lato della spesa è composto dalla spesa per consumi finali delle famiglie, dalla spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche, dalla formazione lorda di capitale (investimenti privati e pubblici in attività fisse, variazioni delle scorte e acquisizioni nette di oggetti di valore) e dalle esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) di beni e servizi. Tali spese sono registrate ai prezzi di acquisto e includono le imposte nette sui prodotti.
Note e avvertenze
I dati sulle esportazioni e sulle importazioni sono compilati a partire dalle relazioni doganali e dai dati della bilancia dei pagamenti. Sebbene i dati sul lato dei pagamenti forniscano registrazioni ragionevolmente affidabili delle transazioni transfrontaliere, potrebbero non aderire rigorosamente alle definizioni appropriate di valutazione e tempistica utilizzate nella bilancia dei pagamenti o corrispondere al criterio del cambio di proprietà. Questo problema ha assunto una maggiore rilevanza con la crescente globalizzazione del commercio internazionale. Né i dati doganali né quelli della bilancia dei pagamenti di solito colgono le transazioni illegali che avvengono in molti Paesi. Le merci trasportate dai viaggiatori attraverso le frontiere nel commercio navale legale ma non dichiarato possono ulteriormente distorcere le statistiche commerciali.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area "Commercio internazionale di beni"
Tasso di crescita annuale delle esportazioni di beni e servizi in valuta locale costante. Gli aggregati si basano sui prezzi costanti del 2015, espressi in dollari USA. Le esportazioni di beni e servizi rappresentano il valore di tutti i beni e gli altri servizi di mercato forniti al resto del mondo. Comprendono il valore delle merci, dei noli, delle assicurazioni, dei trasporti, dei viaggi, delle royalties, dei diritti di licenza e di altri servizi, come i servizi di comunicazione, di costruzione, finanziari, informativi, commerciali, personali e governativi. Sono esclusi i redditi da lavoro dipendente e da investimento (in passato chiamati servizi dei fattori) e i trasferimenti di cassa.
Fonti
elaborazioni World Bank Development Indicators su dati World Bank e OCSE
Metodologia
Il prodotto interno lordo (PIL) dal lato della spesa è composto dalla spesa per consumi finali delle famiglie, dalla spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche, dalla formazione lorda di capitale (investimenti privati e pubblici in attività fisse, variazioni delle scorte e acquisizioni nette di oggetti di valore) e dalle esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) di beni e servizi. Tali spese sono registrate ai prezzi di acquisto e includono le imposte nette sui prodotti.
Note e avvertenze
I dati sulle esportazioni e sulle importazioni sono compilati a partire dalle relazioni doganali e dai dati della bilancia dei pagamenti. Sebbene i dati sul lato dei pagamenti forniscano registrazioni ragionevolmente affidabili delle transazioni transfrontaliere, potrebbero non aderire rigorosamente alle definizioni appropriate di valutazione e tempistica utilizzate nella bilancia dei pagamenti o corrispondere al criterio del cambio di proprietà. Questo problema ha assunto una maggiore rilevanza con la crescente globalizzazione del commercio internazionale. Né i dati doganali né quelli della bilancia dei pagamenti di solito colgono le transazioni illegali che avvengono in molti Paesi. Le merci trasportate dai viaggiatori attraverso le frontiere nel commercio navale legale ma non dichiarato possono ulteriormente distorcere le statistiche commerciali.
Le esportazioni di beni e servizi rappresentano il valore di tutti i beni e gli altri servizi di mercato forniti al resto del mondo. Comprendono il valore delle merci, dei noli, delle assicurazioni, dei trasporti, dei viaggi, delle royalties, dei diritti di licenza e di altri servizi, come quelli di comunicazione, di costruzione, finanziari, informativi, commerciali, personali e governativi. Sono esclusi i redditi da lavoro dipendente, i redditi da capitale (precedentemente chiamati servizi dei fattori) e i trasferimenti di cassa. I dati sono espressi in dollari statunitensi correnti.
Fonti
elaborazioni World Bank Development Indicators su dati World Bank e OCSE
Metodologia
Il prodotto interno lordo (PIL) dal lato della spesa è composto dalla spesa per consumi finali delle famiglie, dalla spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche, dalla formazione lorda di capitale (investimenti privati e pubblici in attività fisse, variazioni delle scorte e acquisizioni nette di oggetti di valore) e dalle esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) di beni e servizi. Tali spese sono registrate ai prezzi di acquisto e includono le imposte nette sui prodotti.
Note e avvertenze
I dati sulle esportazioni e sulle importazioni sono compilati a partire dalle relazioni doganali e dai dati della bilancia dei pagamenti. Sebbene i dati sul lato dei pagamenti forniscano registrazioni ragionevolmente affidabili delle transazioni transfrontaliere, potrebbero non aderire rigorosamente alle definizioni appropriate di valutazione e tempistica utilizzate nella bilancia dei pagamenti o corrispondere al criterio del cambio di proprietà. Questo problema ha assunto una maggiore rilevanza con la crescente globalizzazione del commercio internazionale. Né i dati doganali né quelli della bilancia dei pagamenti di solito colgono le transazioni illegali che avvengono in molti Paesi. Le merci trasportate dai viaggiatori attraverso le frontiere nel commercio navale legale ma non dichiarato possono ulteriormente distorcere le statistiche commerciali.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area "Commercio internazionale di beni"
Gli alimenti comprendono i prodotti delle sezioni SITC 0 (alimenti e animali vivi), 1 (bevande e tabacco) e 4 (oli e grassi animali e vegetali) e della divisione SITC 22 (semi, noci e mandorle oleose).
Fonti
a) UNComtrade; b) World Bank Development Indicators per Spagna e Montenegro
Metodologia
Le statistiche sul commercio di merci sono costituite dai dati comunicati a United Nations Comtrade e dai dati stimati per i dichiaranti mancanti. Quando non vengono segnalate, le statistiche sulle importazioni ed esportazioni totali di merci dei Paesi (o delle aree) derivano principalmente dalle statistiche finanziarie internazionali (IFS) pubblicate mensilmente dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Sono integrate da statistiche provenienti da altre fonti, quali pubblicazioni e siti web nazionali e dal Questionario del Bollettino Statistico Mensile delle Nazioni Unite.
Note e avvertenze
I dati mancanti delle statistiche per prodotto sono stimati attraverso l'estrapolazione delle statistiche per i due anni adiacenti o, se ciò non è possibile, attraverso l'uso delle statistiche dichiarate dai partner commerciali, ossia le mirror statistics. Queste vengono utilizzate anche nei casi in cui i dati riportati devono essere corretti a causa della distribuzione dei partner o di dati riservati. Tutte le stime vengono riviste e aggiustate, se necessario. La classificazione dei gruppi di prodotti si basa sulla Standard International Trade Classification (SITC), revisione 3.
Gli alimenti comprendono i prodotti delle sezioni SITC 0 (alimenti e animali vivi), 1 (bevande e tabacco) e 4 (oli e grassi animali e vegetali) e della divisione SITC 22 (semi, noci e noccioli di olio).
Fonti
a) UNComtrade; b) World Bank Development Indicators per Spagna e Montenegro
Metodologia
Le statistiche sul commercio di merci sono costituite dai dati comunicati a United Nations Comtrade e dai dati stimati per i dichiaranti mancanti. Quando non vengono segnalate, le statistiche sulle importazioni ed esportazioni totali di merci dei Paesi (o delle aree) derivano principalmente dalle statistiche finanziarie internazionali (IFS) pubblicate mensilmente dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Sono integrate da statistiche provenienti da altre fonti, quali pubblicazioni e siti web nazionali e dal Questionario del Bollettino Statistico Mensile delle Nazioni Unite.
Note e avvertenze
I dati mancanti delle statistiche per prodotto sono stimati attraverso l'estrapolazione delle statistiche per i due anni adiacenti o, se ciò non è possibile, attraverso l'uso delle statistiche dichiarate dai partner commerciali, ossia le mirror statistics. Queste vengono utilizzate anche nei casi in cui i dati riportati devono essere corretti a causa della distribuzione dei partner o di dati riservati. Tutte le stime vengono riviste e aggiustate, se necessario. La classificazione dei gruppi di prodotti si basa sulla Standard International Trade Classification (SITC), revisione 3.
Tasso di crescita annuale delle importazioni di beni e servizi a valuta locale costante. Gli aggregati si basano sui prezzi costanti del 2015, espressi in dollari USA.
Fonti
elaborazioni World Bank Development Indicators su dati World Bank e OCSE
Metodologia
Il prodotto interno lordo (PIL) dal lato della spesa è composto dalla spesa per consumi finali delle famiglie, dalla spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche, dalla formazione lorda di capitale (investimenti privati e pubblici in attività fisse, variazioni delle scorte e acquisizioni nette di oggetti di valore) e dalle esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) di beni e servizi. Tali spese sono registrate ai prezzi di acquisto e includono le imposte nette sui prodotti.
Note e avvertenze
I dati sulle esportazioni e sulle importazioni sono compilati a partire dalle relazioni doganali e dai dati della bilancia dei pagamenti. Sebbene i dati sul lato dei pagamenti forniscano registrazioni ragionevolmente affidabili delle transazioni transfrontaliere, potrebbero non aderire rigorosamente alle definizioni appropriate di valutazione e tempistica utilizzate nella bilancia dei pagamenti o corrispondere al criterio del cambio di proprietà. Questo problema ha assunto una maggiore rilevanza con la crescente globalizzazione del commercio internazionale. Né i dati doganali né quelli della bilancia dei pagamenti di solito colgono le transazioni illegali che avvengono in molti Paesi. Le merci trasportate dai viaggiatori attraverso le frontiere nel commercio navale legale ma non dichiarato possono ulteriormente distorcere le statistiche commerciali.
Le importazioni di beni e servizi rappresentano il valore di tutti i beni e gli altri servizi di mercato ricevuti dal resto del mondo. Comprendono il valore delle merci, dei noli, delle assicurazioni, dei trasporti, dei viaggi, delle royalties, dei diritti di licenza e di altri servizi, come quelli di comunicazione, di costruzione, finanziari, informativi, commerciali, personali e governativi. Sono esclusi i redditi da lavoro dipendente e da investimento (in passato chiamati servizi dei fattori) e i trasferimenti di cassa.
Fonti
elaborazioni World Bank Development Indicators su dati World Bank e OCSE
Metodologia
Il prodotto interno lordo (PIL) dal lato della spesa è composto dalla spesa per consumi finali delle famiglie, dalla spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche, dalla formazione lorda di capitale (investimenti privati e pubblici in attività fisse, variazioni delle scorte e acquisizioni nette di oggetti di valore) e dalle esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) di beni e servizi. Tali spese sono registrate ai prezzi di acquisto e includono le imposte nette sui prodotti.
Note e avvertenze
I dati sulle esportazioni e sulle importazioni sono compilati a partire dalle relazioni doganali e dai dati della bilancia dei pagamenti. Sebbene i dati sul lato dei pagamenti forniscano registrazioni ragionevolmente affidabili delle transazioni transfrontaliere, potrebbero non aderire rigorosamente alle definizioni appropriate di valutazione e tempistica utilizzate nella bilancia dei pagamenti o corrispondere al criterio del cambio di proprietà. Questo problema ha assunto una maggiore rilevanza con la crescente globalizzazione del commercio internazionale. Né i dati doganali né quelli della bilancia dei pagamenti di solito colgono le transazioni illegali che avvengono in molti Paesi. Le merci trasportate dai viaggiatori attraverso le frontiere nel commercio navale legale ma non dichiarato possono ulteriormente distorcere le statistiche commerciali.
Afflussi netti di investimenti, calcolati come nuovi investimenti meno i disinvestimenti nell'economia dichiarante da parte di investitori stranieri, al fine di acquisire un interesse gestionale duraturo (10% o più delle azioni con diritto di voto) in un'impresa. Si tratta della somma di capitale azionario, reinvestimento degli utili, altro capitale a lungo termine e capitale a breve termine, come indicato nella bilancia dei pagamenti.
Fonti
a) International Monetary Fund (IMF); b) World Bank Development Indicators per Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Siria, Libano, Giordania, Palestina, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria
Metodologia
I dati sui flussi azionari si basano sui dati della bilancia dei pagamenti riportati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). I flussi azionari comprendono gli investimenti diretti esteri (IDE) e le azioni di portafoglio. I dati sugli IDE sono integrati dalle stime dello staff della Banca Mondiale che utilizza i dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e le fonti nazionali ufficiali.
Note e avvertenze
La definizione di investimenti diretti esteri accettata a livello internazionale (tratta dalla sesta edizione del Manuale della bilancia dei pagamenti del FMI [2009]) comprende le seguenti componenti: investimenti azionari, compresi gli investimenti associati ad azioni che danno luogo a controllo o influenza; investimenti in imprese indirettamente influenzate o controllate; investimenti in imprese collegate; indebitamento (ad eccezione dell'indebitamento selezionato); investimenti inversi. Il Framework for Direct Investment Relationships fornisce i criteri per determinare se la proprietà transfrontaliera dà luogo a un rapporto di investimento diretto, sulla base del controllo e dell'influenza. A differenza di altri tipi di investimenti internazionali, gli IDE sono effettuati per stabilire un interesse duraturo o un controllo gestionale effettivo su un'impresa in un altro Paese. Un interesse duraturo in un'impresa d'investimento comporta tipicamente la creazione di magazzini, impianti di produzione e altre organizzazioni permanenti o a lungo termine all'estero. Gli investimenti diretti possono assumere la forma di investimenti greenfield, in cui l'investitore avvia una nuova impresa in un Paese estero costruendo nuove strutture operative; joint venture, in cui l'investitore stipula un accordo di partnership con una società all'estero per costituire una nuova impresa; o fusione e acquisizione, in cui l'investitore acquisisce un'impresa esistente all'estero. Il FMI suggerisce che gli investimenti dovrebbero rappresentare almeno il 10% delle azioni con diritto di voto per essere considerati IDE. In pratica, molti Paesi fissano una soglia più alta. Molti Paesi non riportano gli utili reinvestiti e la definizione di prestiti a lungo termine varia da Paese a Paese. I dati sugli IDE non forniscono un quadro completo degli investimenti internazionali in un'economia. I dati della bilancia dei pagamenti sugli IDE non includono i capitali raccolti localmente, un'importante fonte di finanziamento degli investimenti in alcuni Paesi in via di sviluppo. Inoltre, i dati sugli IDE omettono le transazioni transfrontaliere non equity, come i flussi intra-unitari di beni e servizi. Il volume dei flussi finanziari privati globali riportato dalla Banca Mondiale differisce generalmente da quello riportato da altre fonti a causa delle differenze nelle fonti, nella classificazione delle economie e nel metodo utilizzato per aggiustare e disaggregare le informazioni riportate. Inoltre, soprattutto per quanto riguarda il finanziamento del debito, le differenze possono anche riflettere il trattamento di alcune rate delle transazioni e di alcune emissioni offshore. I dati a partire dal 2005 si basano sulla sesta edizione del Manuale della bilancia dei pagamenti del FMI (BPM6).
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
Flussi netti di investimenti verso l'estero calcolati come nuovi investimenti meno i disinvestimenti dall'economia dichiarante verso il resto del mondo, al fine di acquisire un interesse gestionale duraturo (10% o più delle azioni con diritto di voto) in un'impresa. Si tratta della somma di capitale azionario, reinvestimento degli utili, altro capitale a lungo termine e capitale a breve termine, come indicato nella bilancia dei pagamenti.
Fonti
a) International Monetary Fund (IMF); b) World Bank Development Indicators per Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Libano, Giordania, Palestina, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria
Metodologia
I dati sui flussi azionari si basano sui dati della bilancia dei pagamenti riportati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). I flussi azionari comprendono gli investimenti diretti esteri (IDE) e le azioni di portafoglio. I dati sugli IDE sono integrati dalle stime dello staff della Banca Mondiale che utilizza i dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e le fonti nazionali ufficiali.
Note e avvertenze
La definizione di investimenti diretti esteri accettata a livello internazionale (tratta dalla sesta edizione del Manuale della bilancia dei pagamenti del FMI [2009]) comprende le seguenti componenti: investimenti azionari, compresi gli investimenti associati ad azioni che danno luogo a controllo o influenza; investimenti in imprese indirettamente influenzate o controllate; investimenti in imprese collegate; indebitamento (ad eccezione dell'indebitamento selezionato); investimenti inversi. Il Framework for Direct Investment Relationships fornisce i criteri per determinare se la proprietà transfrontaliera dà luogo a un rapporto di investimento diretto, sulla base del controllo e dell'influenza. A differenza di altri tipi di investimenti internazionali, gli IDE sono effettuati per stabilire un interesse duraturo o un controllo gestionale effettivo su un'impresa in un altro Paese. Un interesse duraturo in un'impresa d'investimento comporta tipicamente la creazione di magazzini, impianti di produzione e altre organizzazioni permanenti o a lungo termine all'estero. Gli investimenti diretti possono assumere la forma di investimenti greenfield, in cui l'investitore avvia una nuova impresa in un Paese estero costruendo nuove strutture operative; joint venture, in cui l'investitore stipula un accordo di partnership con una società all'estero per costituire una nuova impresa; o fusione e acquisizione, in cui l'investitore acquisisce un'impresa esistente all'estero. Il FMI suggerisce che gli investimenti dovrebbero rappresentare almeno il 10% delle azioni con diritto di voto per essere considerati IDE. In pratica, molti Paesi fissano una soglia più alta. Molti Paesi non riportano gli utili reinvestiti e la definizione di prestiti a lungo termine varia da Paese a Paese. I dati sugli IDE non forniscono un quadro completo degli investimenti internazionali in un'economia. I dati della bilancia dei pagamenti sugli IDE non includono i capitali raccolti localmente, un'importante fonte di finanziamento degli investimenti in alcuni Paesi in via di sviluppo. Inoltre, i dati sugli IDE omettono le transazioni transfrontaliere non equity, come i flussi intra-unitari di beni e servizi. Il volume dei flussi finanziari privati globali riportato dalla Banca Mondiale differisce generalmente da quello riportato da altre fonti a causa delle differenze nelle fonti, nella classificazione delle economie e nel metodo utilizzato per aggiustare e disaggregare le informazioni riportate. Inoltre, soprattutto per quanto riguarda il finanziamento del debito, le differenze possono anche riflettere il trattamento di alcune rate delle transazioni e di alcune emissioni offshore. I dati a partire dal 2005 si basano sulla sesta edizione del Manuale della bilancia dei pagamenti del FMI (BPM6).
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