WeMed 2025: Introduzione e principali evidenze
Francesca Abate, Giovanni Canitano, Francesco di Filippo, Anna Pia Maria Mirto
L’edizione 2025 di WeMed. Società, economia e ambiente nel Mediterraneo si colloca in una fase storica in cui il bacino mediterraneo appare sempre più come uno spazio attraversato da profonde trasformazioni demografiche, economiche, ambientali e sociali. La pubblicazione, frutto della collaborazione tra CNR-ISMed e Istat, propone una lettura integrata dei principali fenomeni che caratterizzano le quattro macroaree della regione – Unione europea mediterranea, Balcani occidentali, Medio Oriente e Nord Africa – attraverso un impianto comparativo fondato su indicatori armonizzati e fonti statistiche internazionali. Rispetto all’edizione dello scorso anno, si sono introdotte due nuove tematiche per esplorare i cambiamenti climatici e l’utilizzo delle fonti energetiche e rinnovabili dei paesi dell’area del Mediterraneo.
Suddiviso in dodici capitoli che coprono dimensioni demografiche, economiche, sociali, ambientali e di genere, lo studio si apre con un’analisi dedicata alla Popolazione, che restituisce l’immagine di una regione composta nel 2024 da circa 585,6 milioni di abitanti, di cui il 37,8% nel Nord Africa e il 35,1% nei Paesi UE mediterranei. Dal 2001 la popolazione è cresciuta complessivamente del 27,3%, ma con traiettorie divergenti: forte espansione nel Nord Africa (+47,3%) e contrazione nei Balcani occidentali (–14,6%). I dati più recenti a disposizione, dunque, evidenziano una regione in crescita nel suo complesso, ma segnata da profonde differenze interne: all’espansione demografica sostenuta del Nord Africa e di parte del Medio Oriente si contrappongono la stagnazione o il declino di diversi Paesi europei e dei Balcani occidentali. L’invecchiamento, la diversa incidenza delle giovani generazioni e le traiettorie migratorie contribuiscono a delineare un Mediterraneo demograficamente asimmetrico, con implicazioni rilevanti per la sostenibilità dei sistemi di welfare e dei mercati del lavoro.
Su questa base si innesta l’analisi del Mercato del lavoro, che mette in luce persistenti divari territoriali e generazionali. L’area mediterranea si presenta come uno spazio profondamente eterogeneo: nei Paesi dell’UE i livelli di attività e occupazione risultano mediamente più elevati, mentre nel Nord Africa e in parte del Medio Oriente permangono bassi tassi di partecipazione, soprattutto tra i giovani. La disoccupazione giovanile emerge come uno dei nodi strutturali dell’intera regione, configurando una sfida comune che assume intensità diverse a seconda dei contesti istituzionali ed economici. Analizzando i dati del 2024, in diversi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente la disoccupazione giovanile supera il 40% (come in Tunisia e Giordania), mentre nei Paesi UE mediterranei si registrano livelli più contenuti ma ancora critici, ad esempio in Spagna (11,4% il tasso totale) e Grecia (10%). I divari territoriali e generazionali restano quindi uno dei principali fattori di fragilità strutturale.
La sezione dedicata agli Altri temi sociali amplia lo sguardo agli indicatori di salute, istruzione e vulnerabilità sociale, evidenziando criticità come l’insicurezza alimentare e la diffusione di malattie croniche, spesso correlate alle condizioni socio-economiche. Ne emerge un quadro in cui le fragilità sociali si intrecciano con instabilità politiche e pressioni ambientali, rendendo ancora più urgente il rafforzamento delle politiche pubbliche orientate all’inclusione e alla coesione. Per citare qualche dato, nel 2023 l’insicurezza alimentare moderata o grave riguarda il 42,4% della popolazione in Libano e oltre il 35% in Libia, a fronte di valori inferiori al 10% in gran parte dei Paesi UE. Le condizioni socio-economiche incidono direttamente sugli esiti di salute e sulla qualità della vita.
La dimensione economica viene approfondita su Macroeconomia e finanza pubblica, che analizza dimensioni del PIL (il PIL complessivo dell’area ha raggiunto nel 2024 circa 11.100 miliardi di dollari, con una quota pari al 72,5% concentrata nei Paesi UE mediterranei), dinamiche di crescita e differenziali di reddito pro capite. Anche in questo caso il Mediterraneo appare attraversato da forti squilibri: i Paesi dell’Unione europea concentrano la quota prevalente del prodotto complessivo, mentre le economie del Nord Africa e di parte del Medio Oriente mostrano tassi di crescita talvolta più sostenuti ma su basi produttive più fragili e meno diversificate.
Con riferimento ai Rapporti internazionali si evidenzia l’elevato grado di apertura commerciale della regione, pur con significative differenze tra economie di grandi dimensioni e Paesi più piccoli o specializzati: in molti Paesi il rapporto tra interscambio e PIL supera di gran lunga il 100% (come Malta e Cipro), mentre economie più grandi come Francia, Italia e Spagna si collocano tra il 50% e il 70%. L’integrazione nei mercati globali è dunque un tratto distintivo, seppur con intensità diverse, e rappresenta al contempo un’opportunità e una fonte di vulnerabilità, soprattutto in presenza di shock geopolitici e tensioni lungo le catene del valore.
Con l’analisi degli Altri temi economici, l’attenzione si concentra su aspetti strutturali come il commercio di prodotti ICT e la dotazione finanziaria, offrendo uno spaccato sulla capacità innovativa e sulla modernizzazione dei sistemi produttivi. Le evidenze dei dati indicano che 23 Paesi su 26 risultano prevalentemente importatori di prodotti ICT, segnalando una dipendenza tecnologica diffusa. La prevalente dipendenza dalle importazioni tecnologiche in molti Paesi del bacino segnala la necessità di rafforzare investimenti in capitale umano, ricerca e infrastrutture digitali.
La sostenibilità ambientale costituisce l’asse portante della sezione su Ambiente, clima e territorio, che analizza aree protette, urbanizzazione e pressioni climatiche. Il Mediterraneo, hotspot del cambiamento climatico e scrigno di biodiversità, mostra progressi diseguali nella tutela delle risorse naturali, con un evidente divario tra la sponda nord e quella sud-orientale. L’analisi dei dati evidenzia progressi disomogenei nella tutela delle risorse naturali: nel 2024 la Francia protegge quasi il 49,8% delle proprie acque territoriali, mentre in diversi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente le aree marine protette restano inferiori all’1%. Parallelamente, l’urbanizzazione supera l’80% in molte economie europee, confermando un trend di concentrazione urbana diffuso.
Il tema delle risorse naturali prosegue nel dominio tematico dedicato all’Agricoltura, che evidenzia l’eterogeneità dei sistemi agricoli mediterranei e la centralità della transizione verso modelli più sostenibili. Il Nord Africa concentra oltre il 40% della superficie agricola complessiva dell’area mediterranea, ma con incidenze molto diverse rispetto alla superficie totale dei singoli Paesi. La diversa incidenza delle superfici agricole, l’uso dell’irrigazione e le pratiche colturali riflettono condizioni climatiche, strutture produttive e priorità politiche differenti.
Le interdipendenze tra sviluppo e sostenibilità emergono con forza nella sezione su Infrastrutture ed energia, che analizza performance logistica, connettività marittima e transizione energetica. Le infrastrutture costituiscono un fattore chiave di competitività e integrazione regionale, mentre il mix energetico e la diffusione delle rinnovabili delineano traiettorie differenziate verso la decarbonizzazione. Le analisi proposte mostrano un Mediterraneo a più velocità: l’indice di performance logistica colloca Spagna, Francia e Italia su valori prossimi a 4 (su una scala 1–5), mentre Paesi colpiti da instabilità si attestano su valori inferiori a 2,5. La connettività e la transizione energetica diventano così leve strategiche per la competitività regionale.
Gli ultimi tre argomenti di analisi introducono una prospettiva trasversale di genere. Quello su Popolazione e genere mette in evidenza differenze nella struttura demografica e nella speranza di vita, mostrando come l’invecchiamento e le dinamiche migratorie incidano in modo diverso su uomini e donne: nei Paesi UE mediterranei le donne rappresentano in media il 51,3% della popolazione, con una quota di anziane superiore a quella maschile. Le analisi su Lavoro e genere approfondiscono i divari nella partecipazione e nell’occupazione, evidenziando come in ampie aree del Mediterraneo l’esclusione femminile dal mercato del lavoro rappresenti una criticità strutturale. I divari restano marcati soprattutto nel Medio Oriente e nel Nord Africa, dove la partecipazione femminile nella fascia 15–64 anni può scendere intorno al 15–20%. Infine, con Altri temi di genere si analizzano stili di vita, istruzione e partecipazione politica, restituendo un quadro articolato dei processi di emancipazione e delle persistenti disuguaglianze. A titolo di esempio, si segnala come la partecipazione politica femminile abbia raggiunto il 44,3% dei seggi in Spagna, mentre in altre aree permane una sottorappresentazione significativa.
Nel loro insieme, i dodici capitoli delineano un Mediterraneo plurale e complesso, caratterizzato da persistenti squilibri ma anche da profonde interdipendenze. In un’area che concentra oltre mezzo miliardo di abitanti e rilevanti flussi economici e commerciali, demografia, economia, ambiente e inclusione sociale si intrecciano in modo sistemico, generando dinamiche di convergenza e divergenza tra le diverse sponde del bacino. Attraverso un approccio comparativo e l’integrazione di fonti statistiche internazionali, il volume offre una base conoscitiva solida per il dibattito pubblico e per l’elaborazione di politiche fondate su evidenze empiriche. In questa prospettiva, il Mediterraneo emerge non solo come spazio di criticità, ma anche come laboratorio di trasformazioni in cui le principali transizioni contemporanee – demografiche, ambientali ed economico-sociali – richiedono strategie coordinate, cooperazione regionale e una visione condivisa del futuro.
La WeMed Dashboard: aggiornamenti e nuove funzionalità
L'edizione 2025 di WeMed è corredata dalla WeMed Dashboard, uno strumento interattivo che consente di esplorare l'intero patrimonio di indicatori raccolti per il progetto. Giunta alla seconda edizione, la dashboard è stata riprogettata sulla base dei riscontri degli utenti, raccolti attraverso test di usabilità e questionari, con l'obiettivo di rendere la consultazione dei dati più immediata e accessibile a qualsiasi livello di familiarità con gli strumenti statistici. L'offerta informativa si è ampliata con nuovi indicatori e i dati sono scaricabili sia in formato aperto che come immagini, per ulteriori analisi e riutilizzi. Quattro scenari di analisi preconfigurati offrono infine un punto di partenza guidato per scoprire relazioni tra fenomeni apparentemente distanti.