Le dinamiche del mercato del lavoro euro-mediterraneo evidenziano persistenti disuguaglianze di genere. I divari si manifestano nella partecipazione, nell’occupazione e nella qualità del lavoro.
Nonostante alcuni miglioramenti congiunturali, le asimmetrie restano di natura strutturale.
Le criticità risultano particolarmente accentuate nel Medio Oriente e nel Nord Africa.
Segmentazione professionale e segregazione settoriale limitano il pieno utilizzo del capitale umano femminile. Emergono quindi la necessità di politiche integrate e di lungo periodo per promuovere inclusione e sostenibilità.
L’analisi esamina il mercato del lavoro attraverso indicatori di partecipazione, occupazione e distribuzione settoriale per genere, offrendo una lettura comparativa delle dinamiche occupazionali e delle disuguaglianze di genere nei diversi contesti geografici.
Lavoratori autonomi, F (% dell'occupazione femminile)
Lavoratori autonomi, M (% dell'occupazione maschile)
Lavoratori salariati, F (% dell'occupazione femminile)
Lavoratori salariati, M (% dell'occupazione maschile)
Datori di lavoro, F (% dell'occupazione femminile)
Datori di lavoro, M (% dell'occupazione maschile)
Occupazione in agricoltura, F (% dell'occupazione femminile)
Occupazione in agricoltura, M (% dell'occupazione maschile)
Occupazione nell'industria, F (% dell'occupazione femminile)
Occupazione nell'industria, M (% dell'occupazione maschile)
Occupazione nei servizi, F (% dell'occupazione femminile)
Occupazione nei servizi, M (% dell'occupazione maschile)
area_code
ordgeo
Paesi
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2024
2023
2023
2023
2023
2023
2023
2023
2023
2023
2023
2023
2023
Portogallo
33,5
37,2
75,7
80,0
26,6
29,2
50,9
59,2
6,9
5,9
11,5
17,5
88,5
82,5
2,9
6,4
1,7
4,1
15,8
33,9
82,5
62,0
A
1
Spagna
30,9
35,1
70,6
78,5
22,4
25,8
45,7
56,2
12,7
9,9
11,7
18,1
88,3
81,9
3,3
6,1
1,9
5,1
9,1
29,1
88,9
65,9
A
2
Francia
40,2
45,0
71,1
76,6
33,8
37,4
47,9
55,2
7,2
7,4
10,2
15,5
89,8
84,5
2,9
6,7
1,6
3,4
9,8
28,2
88,6
68,4
A
3
Italia
19,4
29,7
57,5
75,6
15,1
24,0
38,4
55,3
7,3
5,9
16,1
25,2
83,9
74,8
3,8
8,0
2,2
4,6
13,8
36,1
84,0
59,3
A
4
Slovenia
32,9
38,4
73,4
79,8
30,3
34,3
51,4
61,4
4,0
3,2
10,2
17,7
89,8
82,3
1,8
5,2
3,4
4,6
18,4
43,7
78,3
51,7
A
5
Croazia
25,0
37,0
66,5
73,4
20,4
31,2
44,4
54,9
5,0
4,8
9,1
17,4
90,9
82,6
3,3
7,6
3,3
5,9
15,3
38,3
81,5
55,8
A
6
Grecia
23,3
27,0
62,1
76,7
17,1
20,7
38,7
54,7
12,7
7,8
25,0
35,5
75,0
64,5
4,2
9,6
9,8
12,7
8,1
21,9
82,1
65,3
A
7
Malta
52,3
57,3
73,4
87,3
49,3
51,8
53,8
69,6
3,0
2,7
10,9
18,2
89,1
81,8
1,8
5,6
0,4
1,6
8,6
24,0
91,0
74,3
A
8
Cipro
42,8
45,0
75,4
84,2
36,9
37,2
58,8
69,1
5,1
5,5
8,7
12,0
91,3
88,0
1,1
2,4
0,8
3,7
7,0
24,1
92,2
72,2
A
9
Serbia
26,1
39,6
66,1
79,1
19,8
31,0
46,0
60,9
7,4
7,0
23,9
29,8
76,1
70,2
1,9
4,4
18,7
19,5
19,8
35,4
61,5
45,1
B
10
Kosovo
..
..
..
..
..
..
..
..
17,8
10,6
..
..
..
..
..
..
..
..
..
..
..
..
B
11
Bosnia-Erzegovina
18,4
32,8
52,3
73,5
12,7
24,5
34,3
54,9
12,0
9,1
26,4
20,1
73,6
79,9
2,2
5,1
22,8
13,9
15,8
41,1
61,4
45,0
B
12
Montenegro
23,7
33,6
53,4
66,4
18,1
24,4
36,1
47,0
14,6
15,3
12,7
24,0
87,3
76,0
2,1
4,4
5,1
6,8
6,1
24,8
88,8
68,4
B
13
Macedonia del Nord
20,5
35,7
54,2
77,8
13,9
25,3
36,6
54,6
11,0
14,3
11,3
19,3
88,7
80,7
3,4
7,9
8,1
10,2
25,2
33,8
66,8
56,0
B
14
Albania
27,0
39,7
64,6
79,7
19,7
30,2
47,9
61,3
11,3
10,0
51,1
53,4
48,9
46,6
1,6
6,1
39,9
30,8
16,7
24,8
43,4
44,4
B
15
Turchia
33,7
58,0
41,5
78,1
26,5
50,8
32,2
66,4
11,8
6,9
27,5
29,1
72,5
70,8
1,7
6,1
18,5
12,8
18,1
32,2
63,4
55,0
C
16
Siria
9,2
40,7
14,2
65,3
4,8
29,4
10,1
56,3
24,9
10,4
10,7
38,8
89,3
61,2
0,3
1,4
8,2
16,3
6,2
24,7
85,7
59,0
C
17
Libano
25,7
44,5
31,4
71,5
20,0
33,7
23,4
58,8
14,7
10,0
15,6
35,7
84,5
64,3
3,3
11,2
1,4
4,3
6,3
26,4
92,3
69,2
C
18
Giordania
9,7
37,4
15,0
64,8
5,0
22,5
10,2
51,3
26,1
16,2
4,9
13,0
95,1
87,0
1,6
3,6
1,0
3,6
6,9
20,5
92,1
75,9
C
19
Israele
46,9
46,5
72,4
75,1
44,1
43,6
60,1
66,0
3,6
3,1
8,6
14,6
91,4
85,4
1,6
5,7
0,4
1,1
7,5
23,2
92,1
75,7
C
20
Palestina
10,9
51,1
20,1
75,3
4,7
35,0
11,4
57,6
30,1
20,2
22,9
24,0
77,1
76,0
2,0
6,1
6,3
6,2
9,6
37,3
84,1
56,5
C
21
Egitto
8,2
35,4
16,3
73,5
4,4
31,0
12,4
66,5
18,3
4,9
27,9
25,8
72,1
74,2
1,2
3,1
16,8
19,1
8,5
32,4
74,8
48,6
D
22
Libia
10,5
23,9
35,5
67,1
3,3
14,0
24,7
53,5
24,2
15,5
8,7
18,0
91,3
82,0
1,5
2,6
6,9
9,5
9,2
29,5
83,8
61,0
D
23
Tunisia
14,6
31,6
30,5
72,5
9,1
18,6
20,8
56,4
20,8
13,8
15,8
29,3
84,2
70,7
3,0
8,0
9,2
14,3
32,3
33,7
58,5
52,0
D
24
Algeria
7,3
37,8
15,5
72,3
4,0
27,6
11,1
60,2
20,5
9,5
25,1
33,3
74,9
66,7
1,9
5,1
3,2
10,4
22,9
32,2
73,9
57,4
D
25
Marocco
12,3
40,5
21,2
73,6
9,6
31,6
17,5
62,6
10,6
8,5
24,9
44,1
75,1
55,9
2,9
4,6
47,5
24,6
13,8
27,0
38,7
48,4
D
26
Tasso di attività 15-24 anni, F (%)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di attività 15-24 anni, M (%)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di attività 15-64 anni, F (%)
KosovoNessun dato disponibile
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di attività 15-64 anni, M (%)
KosovoNessun dato disponibile
LibanoUltimo valore disponibile: 2023
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di occupazione 15-24 anni, F (%)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di occupazione 15-24 anni, M (%)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di occupazione 15 anni e oltre, F (%)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di occupazione 15 anni e oltre, M (%)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Tasso di disoccupazione 15 anni e oltre, F (%)
KosovoUltimo valore disponibile: 2023
Tasso di disoccupazione 15 anni e oltre, M (%)
KosovoUltimo valore disponibile: 2022
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Lavoratori autonomi, F (% dell'occupazione femminile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Lavoratori autonomi, M (% dell'occupazione maschile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Lavoratori salariati, F (% dell'occupazione femminile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Lavoratori salariati, M (% dell'occupazione maschile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Datori di lavoro, F (% dell'occupazione femminile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Datori di lavoro, M (% dell'occupazione maschile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Occupazione in agricoltura, F (% dell'occupazione femminile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Occupazione in agricoltura, M (% dell'occupazione maschile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Occupazione nell'industria, F (% dell'occupazione femminile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Occupazione nell'industria, M (% dell'occupazione maschile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Occupazione nei servizi, F (% dell'occupazione femminile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Occupazione nei servizi, M (% dell'occupazione maschile)
KosovoNessun dato disponibile
PalestinaUltimo valore disponibile: 2022
Alcuni temi in evidenza
Dall’analisi dei dati aggiornati al 2024, emerge un mercato del lavoro nell’area mediterranea con miglioramenti congiunturali limitati, che non si traducono in un rafforzamento strutturale della partecipazione femminile. I divari di genere restano ampi, soprattutto nella partecipazione e nella qualità dell’occupazione, con segnali di particolare fragilità tra le giovani donne. La segmentazione professionale e la segregazione occupazionale continuano a caratterizzare i mercati del lavoro, confinando le donne in posizioni meno stabili e meno produttive. Nel complesso, le dinamiche recenti tendono a riprodurre, più che ridurre, le disuguaglianze di genere già esistenti.
Partecipazione al Mercato del Lavoro
La partecipazione al mercato del lavoro nell’area euro-mediterranea mostra forti divari per genere ed età, confermando una marcata eterogeneità territoriale. Nei Paesi UE, i tassi di attività nella fascia 15–64 anni sono elevati, soprattutto per gli uomini (75–80%), con divari di genere relativamente contenuti: ad esempio in Portogallo 80,0% uomini e 75,7% donne, in Spagna 78,5% e 70,6%, in Francia 76,6% e 71,1%. Le criticità emergono tra i giovani 15–24 anni, con livelli di attività più bassi e diseguali: in Italia 29,7% uomini e 19,4% donne, in Grecia 27,0% e 23,3%, contro valori più alti in Francia (45,0% e 40,2%) e Malta (oltre 57% uomini e 52% donne).
Nei Balcani Occidentali la partecipazione giovanile femminile resta molto contenuta (sotto il 25% in Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord), mentre quella maschile si colloca tra il 32% e il 40%. Nella fascia 15–64 anni gli uomini raggiungono livelli elevati (79,1% in Serbia, 79,7% in Albania), a fronte di una partecipazione femminile spesso intorno al 50%.
Il Medio Oriente presenta le asimmetrie più marcate: tra i giovani, la partecipazione femminile scende sotto il 10% in Siria (9,3%) e Giordania (9,7%), contro oltre il 35–40% maschile. Nella popolazione adulta il divario si amplia ulteriormente (Giordania: 64,8% uomini e 15,0% donne; Siria: 65,3% e 14,3%). La Turchia mostra tassi maschili molto elevati (78,1% tra i 15–64 anni) ma una partecipazione femminile nettamente inferiore (41,5%). Israele rappresenta un’eccezione, con livelli quasi paritari sia tra i giovani (46,9% uomini e 46,5% donne) sia tra gli adulti (75,1% e 72,4%).
Nel Nord Africa, infine, la partecipazione femminile risulta strutturalmente bassa in tutte le età: tra le giovani 15–24 anni varia dal 7,3% in Algeria al 14,6% in Tunisia; tra i 15–64 anni si colloca al 16,3% in Egitto, 15,5% in Algeria e 21,2% in Marocco, mentre i tassi maschili restano stabilmente sopra il 70%. La persistenza del gap indica forme di esclusione femminile profondamente radicate nei contesti socio-economici e istituzionali.
Nel complesso, l’indicatore di attività nel 2024 restituisce l’immagine di un Mediterraneo caratterizzato da regimi di partecipazione profondamente differenziati, in cui l’Unione Europea mostra una maggiore capacità di integrazione, seppur con criticità giovanili nei Paesi meridionali, mentre Balcani Occidentali, Medio Oriente e Nord Africa restano segnati da forti divari di genere e da transizioni lavorative fragili. Questi dati confermano che l’inclusione di giovani e donne rappresenta una delle principali sfide strutturali per la sostenibilità economica e sociale della regione, più che una semplice variabile congiunturale del ciclo economico.
Figura 1 – Tassi di attività in età 15-24 anni e 15-64 anni per genere. Anno 2024 (%)
...
Nel 2024 il tasso di occupazione conferma la forte frammentazione dei regimi occupazionali nel Mediterraneo, con genere ed età come fattori decisivi di inclusione. Nei Paesi UE l’occupazione 15+ è relativamente elevata e più equilibrata: i valori femminili variano dal 38–39% di Italia e Grecia al 58,8% di Cipro, mentre quelli maschili superano stabilmente il 54%, raggiungendo circa il 70% a Malta (69,6%) e Cipro (69,1%). L’Italia resta un caso critico, con un tasso femminile del 38,4% contro il 55,3% maschile.
Tra i giovani (15–24 anni) l’occupazione è strutturalmente più bassa: in Italia lavora solo il 15,1% delle giovani donne (24,0% gli uomini) e in Grecia il 17,1% (20,7% uomini). Al contrario, Malta e Cipro mostrano livelli elevati anche per le donne (49,3% e 36,9%), mentre Francia e Slovenia si collocano su valori intermedi (oltre il 30% femminile).
Nei Balcani Occidentali l’occupazione femminile resta debole, soprattutto nella popolazione adulta: 34,3% in Bosnia-Erzegovina e 36,6% in Macedonia del Nord, contro oltre il 54% maschile. Anche dove l’occupazione maschile è elevata (Serbia 60,9%, Albania 61,3%), quella femminile si ferma sotto il 48%. Tra i giovani, le donne occupate sono meno del 15% in Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord.
Il Medio Oriente evidenzia le asimmetrie più profonde. In Turchia l’occupazione maschile 15+ è del 66,4% contro il 32,2% femminile; tra i giovani il divario resta ampio (50,8% uomini e 26,5% donne). In Siria e Giordania l’occupazione femminile complessiva è intorno al 10% e scende sotto il 5% tra le giovani, mentre quella maschile supera il 50%. Israele rappresenta un’eccezione, con livelli elevati e quasi paritari (60,1% donne e 66,0% uomini; giovani 44,1% e 43,6%).
Nel Nord Africa l’occupazione femminile risulta strutturalmente molto bassa: tra l’11% e il 21% nella popolazione adulta (Egitto, Algeria, Tunisia) e sotto il 10% tra le giovani (4,0–9,1%), a fronte di tassi maschili superiori al 55–60%. Il quadro segnala una persistente esclusione femminile dal mercato del lavoro, particolarmente accentuata nelle nuove generazioni.
Nel complesso, il tasso di occupazione nel 2024 evidenzia un gradiente geografico e di genere molto netto: dall’Unione Europea, caratterizzata da una partecipazione relativamente più inclusiva ma ancora diseguale, ai Balcani Occidentali, segnati da una transizione incompleta, fino al Medio Oriente e al Nord Africa, dove l’occupazione femminile – soprattutto giovanile – resta largamente marginale. I dati suggeriscono che il nodo centrale non sia solo la creazione di posti di lavoro, ma la trasformazione dei modelli istituzionali e sociali di accesso all’occupazione, senza la quale il potenziale demografico e umano del Mediterraneo continuerà a rimanere in larga parte inutilizzato.
Figura 2 – Tassi di occupazione in età 15-24 anni e 15 anni e oltre per genere. Anno 2024 (%)
...
Nel 2024 il tasso di disoccupazione conferma forti divari di genere e territoriali nel Mediterraneo, riflettendo differenze non solo nella capacità di assorbimento della forza lavoro, ma anche nel grado di inclusività dei mercati del lavoro. In generale, la disoccupazione femminile risulta più elevata di quella maschile, con intensità molto differenziate tra le macro-aree.
Nei Paesi dell’Unione Europea i livelli sono relativamente contenuti e in alcuni casi prossimi alla parità: in Portogallo 6,9% donne e 5,9% uomini; in Italia 7,35% e 5,89%; in Francia valori quasi simmetrici (7,2% donne e 7,4% uomini). Le criticità maggiori si osservano in Spagna e Grecia, dove la disoccupazione femminile supera il 12% (12,7% e 12,66%) ed è nettamente superiore a quella maschile. Malta e Slovenia rappresentano i casi più virtuosi, con tassi inferiori al 4% per entrambi i generi.
Nei Balcani Occidentali la disoccupazione è mediamente più elevata e variabile. In Serbia i tassi restano sotto l’8% (7,44% donne e 6,97% uomini), mentre in Bosnia-Erzegovina la disoccupazione femminile sale all’11,99% (9,1% uomini). In Montenegro e Macedonia del Nord emerge un profilo atipico, con disoccupazione maschile superiore a quella femminile (fino al 14,31% in Macedonia del Nord), segnalando mercati del lavoro instabili in cui il genere non è l’unica linea di frattura.
Il Medio Oriente presenta le asimmetrie più marcate. In Turchia la disoccupazione femminile è dell’11,8%, quasi doppia rispetto a quella maschile (6,93%). In Siria e Giordania la situazione è particolarmente critica: la disoccupazione femminile raggiunge il 24,94% in Siria e il 26,11% in Giordania, contro rispettivamente il 10,44% e il 16,17% maschile. Anche in Libano il divario resta elevato (14,72% donne e 10,01% uomini). Israele rappresenta un’eccezione, con tassi molto bassi e quasi paritari (3,58% donne e 3,14% uomini).
Nel Nord Africa la disoccupazione femminile assume carattere strutturale: in Egitto raggiunge il 18,28% contro il 4,88% maschile; in Algeria e Tunisia supera il 20% (20,48% e 20,84%), a fronte di valori maschili inferiori al 14%. In Libia il tasso femminile è del 24,21% (15,5% uomini), mentre in Marocco, pur su livelli più contenuti, la disoccupazione delle donne (10,64%) resta superiore a quella degli uomini (8,51%). Il quadro complessivo segnala una persistente e profonda penalizzazione femminile nei mercati del lavoro della sponda sud ed est del Mediterraneo.
Nel complesso, il tasso di disoccupazione nel 2024 conferma l’esistenza di un gradiente euro-mediterraneo molto marcato, in cui l’Unione Europea mostra mercati del lavoro più equilibrati e resilienti, mentre Balcani Occidentali, Medio Oriente e Nord Africa restano caratterizzati da elevata vulnerabilità occupazionale, soprattutto per le donne. In chiave di policy, questi dati suggeriscono che la disoccupazione femminile non sia solo il riflesso di fasi cicliche avverse, ma il risultato di assetti istituzionali, culturali e produttivi che continuano a limitare l’accesso delle donne al lavoro. Ridurre tali divari rappresenta una condizione essenziale per rafforzare la coesione sociale e la sostenibilità economica dell’intero spazio mediterraneo.
Figura 3 – Tasso di disoccupazione per genere. Anno 2024 (%)
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Segmentazione professionale e segregazione occupazionale
Nel 2023 la distribuzione tra lavoro autonomo e lavoro salariato evidenzia con chiarezza le asimmetrie di genere e territoriali dei mercati del lavoro euro-mediterranei.
Nei Paesi dell’Unione Europea l’occupazione è prevalentemente salariata per entrambi i generi: tra le donne la quota supera l’88–90% in Francia (89,8%), Slovenia (89,8%), Croazia (90,9%) e Cipro (91,3%), mentre tra gli uomini resta generalmente sopra l’80%. Il lavoro autonomo è tuttavia più diffuso tra gli uomini, raggiungendo il 25,2% in Italia e il 35,5% in Grecia, contro il 16,1% e il 25,0% delle donne. Questi valori riflettono modelli produttivi frammentati, basati su micro-imprese e lavoro indipendente, che tendono a penalizzare maggiormente le carriere femminili.
Nei Balcani Occidentali, la quota di lavoro autonomo è più elevata per entrambi i generi, segnalando mercati del lavoro meno strutturati. In Serbia il lavoro autonomo riguarda circa il 30% degli uomini e il 24% delle donne, mentre in Bosnia-Erzegovina supera il 20% per entrambi. Il caso più estremo è l’Albania, dove oltre la metà dell’occupazione è autonoma sia tra gli uomini (53,4%) sia tra le donne (51,1%), evidenziando una forte presenza di lavoro familiare e informale.
Nel Medio Oriente, l’autoimpiego maschile raggiunge livelli elevati in contesti fragili come Siria (38,8%) e Libano (35,7%), mentre quello femminile resta più contenuto (tra il 10% e il 16%). Al contrario, in Giordania e Israele oltre il 90% dell’occupazione femminile è salariata, a fronte di una quota di lavoro autonomo maschile inferiore al 15%, indicando mercati del lavoro più regolati.
Nel Nord Africa, l’incidenza del lavoro autonomo è strutturalmente elevata, soprattutto tra gli uomini (44,2% in Marocco, 33,3% in Algeria), ma anche tra le donne (27,9% in Egitto, 25,1% in Algeria). In questi contesti l’autoimpiego femminile è spesso associato a lavoro informale e a bassa protezione sociale.
In conclusione, l’elevata quota di lavoro autonomo nel Mediterraneo non segnala tanto dinamismo imprenditoriale quanto segmentazione occupazionale. I dati mostrano che, soprattutto fuori dall’UE, l’autoimpiego rappresenta spesso una risposta alla scarsità di lavoro salariato di qualità, con effetti più penalizzanti per le donne in termini di stabilità, diritti e protezione sociale.
Figura 4a – Lavoratori autonomi e salariati per genere. Anno 2023 (% delle lavoratrici)
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Figura 4b – Lavoratori autonomi e salariati per genere. Anno 2023 (% dei lavoratori)
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Nel 2023 la quota di datori di lavoro resta molto contenuta e fortemente sbilanciata per genere in tutto lo spazio euro-mediterraneo. Tra le donne, il valore raramente supera il 3–4% dell’occupazione femminile, mentre tra gli uomini si colloca più spesso tra il 5% e il 10%, segnalando una persistente asimmetria nell’accesso all’imprenditorialità strutturata.
Nei Paesi dell’Unione Europea, le donne datrici di lavoro rappresentano il 2–4% dell’occupazione femminile (3,75% in Italia, 4,2% in Grecia), contro quote maschili nettamente più elevate (8,0% in Italia, 9,6% in Grecia). Anche nei contesti più regolati, come Francia e Portogallo, la presenza maschile è più che doppia (circa 6–7% contro 3% femminile).
Nei Balcani Occidentali, la quota femminile si colloca attorno al 2%, mentre quella maschile raggiunge il 4–8% (7,9% in Macedonia del Nord), confermando che l’ampia diffusione del lavoro autonomo non si traduce in capacità occupazionale, soprattutto per le donne.
Nel Medio Oriente e nel Nord Africa, i livelli sono ancora più bassi per le donne: 0,27% in Siria, circa 1–2% in Egitto, Algeria e Giordania. Fanno eccezione casi come il Libano, dove gli uomini datori di lavoro arrivano all’11,2%, a fronte di un 3,3% femminile.
In definitiva, l’indicatore mostra che l’imprenditorialità capace di creare occupazione resta prevalentemente maschile. La bassa incidenza di donne datrici di lavoro non riflette solo scelte individuali, ma barriere strutturali nell’accesso a capitale, reti e opportunità, che limitano il contributo femminile alla crescita e alla creazione di lavoro nello spazio mediterraneo.
Figura 5 – Datori di lavoro per genere. Anno 2023 (% dell'occupazione femminile e maschile)
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Distribuzione di genere nell'occupazione settoriale
Nel 2023 il confronto tra occupazione settoriale femminile e maschile mette in evidenza una segregazione strutturale di genere comune a tutto lo spazio mediterraneo, seppur con intensità e configurazioni diverse tra le aree.
Nei Paesi dell’Unione Europea, le donne risultano fortemente concentrate nei servizi, che assorbono in genere oltre l’80–90% dell’occupazione femminile (oltre il 90% a Cipro e Malta), mentre l’industria raramente supera il 15–18% e l’agricoltura è residuale. Gli uomini, pur anch’essi prevalentemente nei servizi (60–70%), presentano una presenza molto più elevata nell’industria (oltre il 30% in Italia, Portogallo, Croazia e fino al 44% in Slovenia) e una quota agricola leggermente superiore, soprattutto in Grecia (12,7%). Questo divario riflette una segregazione orizzontale che associa le donne ai servizi e gli uomini ai settori a maggiore intensità produttiva.
Nei Balcani Occidentali, la distanza tra i due generi si amplia. L’occupazione femminile mostra una forte esposizione all’agricoltura (oltre il 20% in Serbia e Bosnia-Erzegovina, quasi 40% in Albania) e una minore presenza nei servizi rispetto agli uomini. Questi ultimi risultano invece più concentrati nell’industria (oltre il 35–40% in Serbia e Bosnia-Erzegovina). La struttura produttiva più fragile dell’area accentua quindi una divisione settoriale che penalizza soprattutto l’occupazione femminile in termini di stabilità e produttività.
Nel Medio Oriente, il divario settoriale è fortemente dipendente dal contesto nazionale. Nei Paesi più urbanizzati e istituzionalmente strutturati (Israele, Giordania, Libano), oltre il 90% delle donne lavora nei servizi, mentre gli uomini mostrano una maggiore diversificazione tra servizi e industria. In contesti più fragili o duali, come Turchia e Siria, sia uomini sia donne risultano più presenti in agricoltura e industria, ma con una maggiore concentrazione maschile nei settori produttivi e una permanenza femminile nei servizi.
Nel Nord Africa, la segregazione settoriale assume i caratteri più marcati. Le donne risultano fortemente concentrate in agricoltura (fino al 47% in Marocco) o in segmenti specifici dell’industria manifatturiera (oltre il 30% in Tunisia), spesso in condizioni di bassa tutela. Gli uomini, pur mostrando anch’essi una rilevante presenza agricola (20–25% in Marocco ed Egitto), mantengono una posizione dominante nell’industria e una maggiore diversificazione settoriale.
In sintesi, la lettura comparativa dei dati evidenzia che:
l’occupazione femminile è sistematicamente più concentrata in servizi a bassa remunerazione o in agricoltura tradizionale, a seconda del livello di sviluppo;
l’occupazione maschile è più diversificata e maggiormente presente nei settori a più alto contenuto di capitale e produttività;
la segregazione settoriale di genere si rafforza procedendo dall’UE verso Balcani Occidentali e Nord Africa.
Questi dati suggeriscono che la riduzione dei divari di genere nel Mediterraneo non dipende solo dall’aumento della partecipazione femminile, ma richiede una ricomposizione settoriale dell’occupazione, capace di ampliare l’accesso delle donne all’industria, ai servizi avanzati e ai settori strategici della transizione digitale ed ecologica.
Figura 6a – Distribuzione dell’occupazione nei settori per genere e macroregione. Anno 2023 (% dell'occupazione maschile)
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Figura 6b – Distribuzione dell’occupazione nei settori per genere e macroregione. Anno 2023 (% dell'occupazione femminile)
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Metadati
Indicatori
Definizione
Percentuale della popolazione femminile di età 15-24 anni economicamente attiva: tutte le persone che offrono sul mercato manodopera per la produzione di beni e servizi in un determinato periodo.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati nazionali sui tassi di partecipazione alla forza lavoro possono non essere comparabili a causa di differenze nei concetti e nelle metodologie. Il fattore più importante che influisce sulla comparabilità dei dati è la fonte dei dati stessi. I dati sulle forze di lavoro ottenuti dai censimenti della popolazione sono spesso basati su un numero limitato di domande sulle caratteristiche economiche degli individui, con scarse possibilità di sondaggio. I dati risultanti, pertanto, non sono generalmente coerenti con i corrispondenti dati delle indagini sulle forze di lavoro e possono variare notevolmente da un Paese all'altro, a seconda del numero e del tipo di domande incluse nel censimento. I censimenti e le indagini sulle unità locali possono, per loro natura, fornire solo dati sulla popolazione occupata, escludendo i disoccupati e, in molti Paesi, escludendo anche i lavoratori impegnati in piccole untà produttive o nell'economia informale che non rientrano nell'ambito dell'indagine o del censimento. Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Percentuale della popolazione maschile di età 15-24 anni economicamente attiva: tutte le persone che offrono sul mercato manodopera per la produzione di beni e servizi in un determinato periodo.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati nazionali sui tassi di partecipazione alla forza lavoro possono non essere comparabili a causa di differenze nei concetti e nelle metodologie. Il fattore più importante che influisce sulla comparabilità dei dati è la fonte dei dati stessi. I dati sulle forze di lavoro ottenuti dai censimenti della popolazione sono spesso basati su un numero limitato di domande sulle caratteristiche economiche degli individui, con scarse possibilità di sondaggio. I dati risultanti, pertanto, non sono generalmente coerenti con i corrispondenti dati delle indagini sulle forze di lavoro e possono variare notevolmente da un Paese all'altro, a seconda del numero e del tipo di domande incluse nel censimento. I censimenti e le indagini sulle unità locali possono, per loro natura, fornire solo dati sulla popolazione occupata, escludendo i disoccupati e, in molti Paesi, escludendo anche i lavoratori impegnati in piccole untà produttive o nell'economia informale che non rientrano nell'ambito dell'indagine o del censimento. Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Percentuale della popolazione femminile di età 15-64 anni economicamente attiva: tutte le persone che offrono sul mercato manodopera per la produzione di beni e servizi in un determinato periodo.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati nazionali sui tassi di partecipazione alla forza lavoro possono non essere comparabili a causa di differenze nei concetti e nelle metodologie. Il fattore più importante che influisce sulla comparabilità dei dati è la fonte dei dati stessi. I dati sulle forze di lavoro ottenuti dai censimenti della popolazione sono spesso basati su un numero limitato di domande sulle caratteristiche economiche degli individui, con scarse possibilità di sondaggio. I dati risultanti, pertanto, non sono generalmente coerenti con i corrispondenti dati delle indagini sulle forze di lavoro e possono variare notevolmente da un Paese all'altro, a seconda del numero e del tipo di domande incluse nel censimento. I censimenti e le indagini sulle unità locali possono, per loro natura, fornire solo dati sulla popolazione occupata, escludendo i disoccupati e, in molti Paesi, escludendo anche i lavoratori impegnati in piccole untà produttive o nell'economia informale che non rientrano nell'ambito dell'indagine o del censimento. Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area "Popolazione e Condizioni sociali"
Percentuale della popolazione maschile di età 15-64 anni economicamente attiva: tutte le persone che offrono sul mercato manodopera per la produzione di beni e servizi in un determinato periodo.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati nazionali sui tassi di partecipazione alla forza lavoro possono non essere comparabili a causa di differenze nei concetti e nelle metodologie. Il fattore più importante che influisce sulla comparabilità dei dati è la fonte dei dati stessi. I dati sulle forze di lavoro ottenuti dai censimenti della popolazione sono spesso basati su un numero limitato di domande sulle caratteristiche economiche degli individui, con scarse possibilità di sondaggio. I dati risultanti, pertanto, non sono generalmente coerenti con i corrispondenti dati delle indagini sulle forze di lavoro e possono variare notevolmente da un Paese all'altro, a seconda del numero e del tipo di domande incluse nel censimento. I censimenti e le indagini sulle unità locali possono, per loro natura, fornire solo dati sulla popolazione occupata, escludendo i disoccupati e, in molti Paesi, escludendo anche i lavoratori impegnati in piccole untà produttive o nell'economia informale che non rientrano nell'ambito dell'indagine o del censimento. Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area "Popolazione e Condizioni sociali"
Donne in età lavorativa impegnate nel settore agricolo in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a titolo oneroso o di lucro, sia che lavorino nel periodo di riferimento sia che non lavorino a causa di un'assenza temporanea dal lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore agricolo è costituito dalle attività di agricoltura, caccia, silvicoltura e pesca, secondo la divisione 1 (ISIC 2) o le categorie A-B (ISIC 3) o la categoria A (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Uomini in età lavorativa impegnati nel settore agricolo in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a titolo oneroso o di lucro, sia che lavorino nel periodo di riferimento sia che non lavorino a causa di un'assenza temporanea dal lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore agricolo è costituito dalle attività di agricoltura, caccia, silvicoltura e pesca, secondo la divisione 1 (ISIC 2) o le categorie A-B (ISIC 3) o la categoria A (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Donne in età lavorativa impegnate nel settore industriale in una qualsiasi attività di produzione di beni o di prestazione di servizi a titolo oneroso o di lucro, sia che lavorino nel periodo di riferimento sia che non lavorino a causa di un'assenza temporanea dal posto di lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore industriale comprende l'estrazione di minerali, l'industria manifatturiera, le costruzioni e i servizi pubblici (elettricità, gas e acqua), secondo le divisioni 2-5 (ISIC 2) o le categorie C-F (ISIC 3) o le categorie B-F (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Uomini in età lavorativa impegnati nel settore industriale in una qualsiasi attività di produzione di beni o di prestazione di servizi a titolo oneroso o di lucro, sia che lavorino nel periodo di riferimento sia che non lavorino a causa di un'assenza temporanea dal posto di lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore industriale comprende l'estrazione di minerali, l'industria manifatturiera, le costruzioni e i servizi pubblici (elettricità, gas e acqua), secondo le divisioni 2-5 (ISIC 2) o le categorie C-F (ISIC 3) o le categorie B-F (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Donne in età lavorativa impegnate nel settore dei Servizi in qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi per retribuzione o profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento, sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore dei servizi comprende il commercio all'ingrosso e al dettaglio, i ristoranti e gli alberghi, i trasporti, il magazzinaggio e le comunicazioni, i finanziamenti, le assicurazioni, le attività immobiliari e i servizi alle imprese, nonché i servizi sociali e personali, secondo le divisioni 6-9 (ISIC 2) o le categorie G-Q (ISIC 3) o le categorie G-U (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Uomini in età lavorativa impegnate nel settore dei Servizi in qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi per retribuzione o profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento, sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore dei servizi comprende il commercio all'ingrosso e al dettaglio, i ristoranti e gli alberghi, i trasporti, il magazzinaggio e le comunicazioni, i finanziamenti, le assicurazioni, le attività immobiliari e i servizi alle imprese, nonché i servizi sociali e personali, secondo le divisioni 6-9 (ISIC 2) o le categorie G-Q (ISIC 3) o le categorie G-U (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Percentuale di popolazione femminile occupata di un Paese nella classe d'età 15-24 anni. L'occupazione è definita come le persone in età lavorativa che, durante un breve periodo di riferimento, sono state impegnate in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a scopo di retribuzione o di profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento (cioè che abbiano lavorato in un posto di lavoro per almeno un'ora) sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di accordi sull'orario di lavoro. L'età compresa tra i 15 e i 24 anni è generalmente considerata il riferimento per la popolazione giovanile.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. Questa procedura produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il LFPR è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Percentuale di popolazione maschile occupata di un Paese nella classe d'età 15-24 anni. L'occupazione è definita come le persone in età lavorativa che, durante un breve periodo di riferimento, sono state impegnate in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a scopo di retribuzione o di profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento (cioè che abbiano lavorato in un posto di lavoro per almeno un'ora) sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di accordi sull'orario di lavoro. L'età compresa tra i 15 e i 24 anni è generalmente considerata il riferimento per la popolazione giovanile.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. Questa procedura produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il LFPR è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Donne che, lavorando per conto proprio o con uno o più soci, svolgono lavori in cui la retribuzione dipende direttamente dai profitti derivanti dai beni e dai servizi prodotti, e che, in questa veste, hanno assunto, in modo continuativo, una o più persone che lavorano per loro come dipendenti.
Fonti
ILO Modelled Estimates (ILOEST)
Metodologia
Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. L'interpolazione lineare viene utilizzata per colmare i dati mancanti per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. In base alla struttura dei dati e all'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di convalida incrociata per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Uomini che, lavorando per conto proprio o con uno o più soci, svolgono lavori in cui la retribuzione dipende direttamente dai profitti derivanti dai beni e dai servizi prodotti, e che, in questa veste, hanno assunto, in modo continuativo, una o più persone che lavorano per loro come dipendenti.
Fonti
ILO Modelled Estimates (ILOEST)
Metodologia
Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. L'interpolazione lineare viene utilizzata per colmare i dati mancanti per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. In base alla struttura dei dati e all'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di convalida incrociata per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Donne che, lavorando per conto proprio o con uno o più soci o in cooperativa, svolgono lavori in cui la retribuzione dipende direttamente dai profitti derivanti dai beni e servizi prodotti. I lavoratori autonomi comprendono quattro sottocategorie: i datori di lavoro, i lavoratori in proprio, i membri di cooperative di produttori e i coadiuvanti familiari.
Fonti
ILO Modelled Estimates (ILOEST)
Metodologia
Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. L'interpolazione lineare viene utilizzata per colmare i dati mancanti per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. In base alla struttura dei dati e all'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di convalida incrociata per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Uomini che, lavorando per conto proprio o con uno o più soci o in cooperativa, svolgono lavori in cui la retribuzione dipende direttamente dai profitti derivanti dai beni e servizi prodotti. I lavoratori autonomi comprendono quattro sottocategorie: i datori di lavoro, i lavoratori in proprio, i membri di cooperative di produttori e i coadiuvanti familiari.
Fonti
ILO Modelled Estimates (ILOEST)
Metodologia
Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. L'interpolazione lineare viene utilizzata per colmare i dati mancanti per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. In base alla struttura dei dati e all'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di convalida incrociata per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Donne che svolgono il tipo di lavoro definito come “lavoro subordinato”, in cui gli occupati hanno contratti di lavoro espliciti (scritti o orali) o impliciti che danno loro una retribuzione di base che non dipende direttamente dalle entrate dell'unità per cui lavorano.
Fonti
ILO Modelled Estimates (ILOEST)
Metodologia
Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. L'interpolazione lineare viene utilizzata per colmare i dati mancanti per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. In base alla struttura dei dati e all'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di convalida incrociata per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Uomini che svolgono il tipo di lavoro definito come “lavoro subordinato”, in cui gli occupati hanno contratti di lavoro espliciti (scritti o orali) o impliciti che danno loro una retribuzione di base che non dipende direttamente dalle entrate dell'unità per cui lavorano.
Fonti
ILO Modelled Estimates (ILOEST)
Metodologia
Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. L'interpolazione lineare viene utilizzata per colmare i dati mancanti per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. In base alla struttura dei dati e all'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di convalida incrociata per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Quota della forza lavoro femminile che non ha un lavoro ma è disponibile e in cerca di un'occupazione.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I disoccupati comprendono tutte le persone in età lavorativa che: a) non avevano un lavoro durante il periodo di riferimento, cioè non avevano un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo; b) erano attualmente disponibili per un lavoro, cioè erano disponibili per un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo durante il periodo di riferimento; c) erano alla ricerca di un lavoro, cioè avevano intrapreso azioni specifiche in un determinato periodo recente per cercare un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo. Vengono conteggiati come disoccupati anche i futuri avviati, cioè le persone che non hanno cercato lavoro ma hanno un futuro interesse nel mercato del lavoro (hanno preso accordi per un futuro inizio di lavoro), così come i partecipanti a programmi di formazione o riqualificazione professionale nell'ambito di programmi di promozione dell'occupazione, che su questa base non erano “occupati”, non erano “attualmente disponibili” e non hanno “cercato lavoro” perché avevano un'offerta di lavoro da iniziare entro un breve periodo successivo, generalmente non superiore a tre mesi. Tra i disoccupati sono comprese anche le persone “non occupate” che hanno svolto attività di migrazione all'estero per lavorare a scopo di retribuzione o di lucro, ma che erano ancora in attesa dell'opportunità di partire. Il tasso di disoccupazione complessivo di un Paese è una misura ampiamente utilizzata dell'offerta di lavoro non utilizzata. I tassi di disoccupazione per gruppi specifici, definiti in base all'età, al sesso, all'occupazione o all'industria, sono utili anche per identificare i gruppi di lavoratori e i settori più vulnerabili alla disoccupazione.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
SDG Goal 8, indicatore 8.5.2; ENP-South Eurostat Data Browser: Area "Popolazione e Condizioni sociali"
Quota della forza lavoro maschile che non ha un lavoro ma è disponibile e in cerca di un'occupazione.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I disoccupati comprendono tutte le persone in età lavorativa che: a) non avevano un lavoro durante il periodo di riferimento, cioè non avevano un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo; b) erano attualmente disponibili per un lavoro, cioè erano disponibili per un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo durante il periodo di riferimento; c) erano alla ricerca di un lavoro, cioè avevano intrapreso azioni specifiche in un determinato periodo recente per cercare un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo. Vengono conteggiati come disoccupati anche i futuri avviati, cioè le persone che non hanno cercato lavoro ma hanno un futuro interesse nel mercato del lavoro (hanno preso accordi per un futuro inizio di lavoro), così come i partecipanti a programmi di formazione o riqualificazione professionale nell'ambito di programmi di promozione dell'occupazione, che su questa base non erano “occupati”, non erano “attualmente disponibili” e non hanno “cercato lavoro” perché avevano un'offerta di lavoro da iniziare entro un breve periodo successivo, generalmente non superiore a tre mesi. Tra i disoccupati sono comprese anche le persone “non occupate” che hanno svolto attività di migrazione all'estero per lavorare a scopo di retribuzione o di lucro, ma che erano ancora in attesa dell'opportunità di partire. Il tasso di disoccupazione complessivo di un Paese è una misura ampiamente utilizzata dell'offerta di lavoro non utilizzata. I tassi di disoccupazione per gruppi specifici, definiti in base all'età, al sesso, all'occupazione o all'industria, sono utili anche per identificare i gruppi di lavoratori e i settori più vulnerabili alla disoccupazione.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
SDG Goal 8, indicatore 8.5.2; ENP-South Eurostat Data Browser: Area "Popolazione e Condizioni sociali"
Percentuale di popolazione femminile di un Paese nella classe d'età 15 anni ed oltre. L'occupazione è definita come le persone in età lavorativa che, durante un breve periodo di riferimento, sono state impegnate in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a scopo di retribuzione o di profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento (cioè che abbiano lavorato in un posto di lavoro per almeno un'ora) sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di accordi sull'orario di lavoro. L'età di 15 anni ed oltre è generalmente considerata il riferimento per la popolazione in età lavorativa.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Percentuale di popolazione maschile occupata di un Paese nella classe d'età 15 anni ed oltre. L'occupazione è definita come le persone in età lavorativa che, durante un breve periodo di riferimento, sono state impegnate in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a scopo di retribuzione o di profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento (cioè che abbiano lavorato in un posto di lavoro per almeno un'ora) sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di accordi sull'orario di lavoro. L'età di 15 anni ed oltre è generalmente considerata il riferimento per la popolazione in età lavorativa.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.