Il mercato del lavoro nei Paesi del Mediterraneo presenta una struttura eterogenea influenzata da fattori economici, demografici e culturali. I dati evidenziano significative disparità nei tassi di attività, occupazione e disoccupazione tra le diverse aree. Nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, persistono bassi tassi di partecipazione giovanile e femminile. Il mercato del lavoro mediterraneo varia, inoltre, per settore: con l’agricoltura dominante nei Paesi meno industrializzati, l’industria rilevante nei Balcani, i servizi predominanti in Europa.
Il mercato del lavoro analizzato attraverso tassi di attività, occupazione e disoccupazione, con focus su disparità regionali, settori economici e inclusione lavorativa, evidenziando sfide e priorità per la crescita sostenibile.
Occupazione nei servizi (% dell'occupazione totale)
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L'analisi del mercato del lavoro nei Paesi del Mediterraneo rivela una struttura complessa, influenzata da variabili economiche, demografiche e culturali. Lo studio dei tassi di attività e occupazione, insieme alla distribuzione settoriale dell'occupazione, offre una panoramica delle sfide e delle opportunità che caratterizzano quest’area. D’altronde, promuovere una ripresa socioeconomica sostenibile a lungo termine e favorire la creazione di posti di lavoro nel vicinato meridionale rappresenta una priorità condivisa essenziale e la pietra angolare della nuova agenda per il Mediterraneo adottata dalla Commissione europea.
Tassi di attività e di occupazione
Nel 2023, le disparità regionali nei tassi di attività tra i Paesi mediterranei sono evidenti. Nell’Unione europea, Malta si distingue con un tasso di attività giovanile (15-24 anni) del 54,2%, seguita da Cipro e Francia, mentre Grecia e Italia mostrano valori inferiori, rispettivamente al 24,8% e 26,4%. Nei Balcani occidentali, Serbia e Albania registrano tassi moderati (32-34%), mentre in Medio Oriente Israele registra il 47,6%, un valore significativamente più alto rispetto a Siria e Giordania. In Nord Africa, i tassi sono complessivamente bassi, con la Tunisia al 28,5%, l’Algeria al 23,3% e la Libia al 17,1%.
Considerando l’intera fascia di età lavorativa (15-64 anni) nel 2022 Malta e Slovenia registrano i valori più alti, rispettivamente del 79,8% e 76,6%, riflettendo la stabilità del mercato del lavoro per gli adulti in età lavorativa. L’Italia registra con il 65,5%, il valore più basso tra i paesi dell’Europa mediterranea. Nei Balcani, la Serbia mantiene un tasso di attività del 73,2%, mentre Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord sono al di sotto del 65%. Tra i paesi mediorientali, Israele mostra una partecipazione elevata (73,3%), mentre Libano e Giordania hanno valori significativamente inferiori, rispettivamente del 50,4% e 41,4%. In Nord Africa, i tassi di attività della popolazione in età lavorativa sono generalmente bassi, con l'Algeria e la Libia che registrano rispettivamente il 45,6% e il 50,9%, e solo la Tunisia che supera il 52%, segnalando una persistente difficoltà per l'inclusione nel mercato del lavoro. Questi dati evidenziano la necessità di interventi mirati per migliorare l'integrazione della forza lavoro, soprattutto tra i giovani e nelle aree con tassi di attività particolarmente bassi, e considerando che i bassi tassi dipendono in maniera significativa dalla partecipazione molto limitata al mercato del lavoro delle donne.
Figura 1 – Tasso di attività. Anno 2022 (%)
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Con riferimento al tasso di occupazione nella fascia giovanile (15-24 anni), nel 2023 Malta registra il tasso più elevato (49,6%), seguita da Israele (44,8%) e Turchia (36,2%), evidenziando una maggiore integrazione giovanile nel mercato del lavoro rispetto ad altre nazioni. In contrasto, Libia (8,8%) e Giordania (15,2%) presentano tassi di occupazione giovanile estremamente bassi, segnalando difficoltà significative per l’accesso al lavoro dei giovani in questi contesti.
Per la popolazione complessiva (15 anni e oltre), Malta continua a distinguersi con il tasso di occupazione più alto (63,6%), seguita da Cipro (61,1%) e Israele (62,6%), valori che indicano un mercato del lavoro relativamente stabile e attivo. Al contrario, paesi come Siria (33,4%) e Giordania (31,9%) mostrano livelli di occupazione generale molto bassi, riflettendo sfide economiche sostanziali. In Nord Africa, i tassi di occupazione rimangono particolarmente bassi: Algeria, Tunisia e Libia non superano il 40%, evidenziando un bisogno urgente di interventi per promuovere l'inclusione lavorativa in queste aree.
Questa analisi evidenzia una notevole eterogeneità nella partecipazione e nell'occupazione nei Paesi del Mediterraneo. In Europa, i tassi di attività e occupazione sono elevati tra gli adulti, ma la partecipazione giovanile resta una sfida. Nei Balcani occidentali, tassi inferiori richiedono interventi per stimolare l’economia e sostenere l’occupazione giovanile. Nel Medio Oriente, Israele emerge per alti tassi di partecipazione, mentre altri Paesi presentano limitate opportunità di impiego. Infine, in Nord Africa, la bassa partecipazione giovanile e i ridotti tassi di occupazione indicano un urgente bisogno di ampliare le opportunità lavorative.
Figura 2 – Tasso di occupazione. Anno 2023 (%)
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Tasso di disoccupazione
La disoccupazione giovanile è una delle problematiche principali nei Paesi mediterranei. Essa è particolarmente elevata nei Paesi dell'Africa del Nord e in alcuni Paesi europei, come Spagna e Italia. La mancanza di opportunità lavorative per i giovani è un tema di preoccupazione, poiché alimenta l'instabilità sociale e spinge molti a cercare opportunità all'estero.
Analizzando in particolare i dati sui tassi di disoccupazione per il 2023, nella fascia giovanile (15-24 anni) i tassi di disoccupazione sono particolarmente alti in Libia (49,4%), Giordania (40,8%) e Tunisia (37,5%), ma anche Palestina e Algeria registrano tassi elevati, rispettivamente al 36% e al 30,8%. In Medio Oriente, Israele rappresenta un caso a parte per l’area, registrando un tasso pari al 6%. In Europa, la Spagna (28,7%) e l'Italia (22,7%) presentano i tassi di disoccupazione giovanile più alti, mentre Malta registra un valore del 9,3%.
Considerando la popolazione generale, Malta e Israele segnano i tassi di disoccupazione più bassi dell’intera area mediterranea, rispettivamente al 3,1% e al 3,4%, riflettendo economie relativamente stabili. Per contro, i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa mostrano tassi elevati: la disoccupazione in Libia raggiunge il 18,7%, seguita dalla Palestina (24,4%) e dalla Giordania (17,9%). Nei Balcani, Montenegro e Macedonia del Nord hanno tassi di disoccupazione complessivi del 15,3% e 13,1%, mentre tra i Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo, la Spagna registra il valore più alto, pari al 12,1%.
Figura 3 - Tassi di disoccupazione in età 15-24 anni e 15 anni e oltre. Anno 2023 (%)
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Distribuzione settoriale dell'occupazione
Nei Paesi meno industrializzati, l'agricoltura rappresenta ancora una quota importante dell'occupazione, in particolare nelle aree rurali, mentre la sua incidenza è in calo nei Paesi più avanzati della regione. Il settore dei servizi, d’altra parte, è in forte espansione, grazie soprattutto al turismo e al commercio, che giocano un ruolo centrale nell'economia mediterranea.
I dati del 2022 rivelano una distribuzione occupazionale variegata nei tre settori nei Paesi dell'area mediterranea. Nel settore agricolo, Albania (34,9%) e Marocco (30,8%) registrano le percentuali più elevate di occupazione, indicando una forte dipendenza dall'agricoltura. Al contrario, nazioni più avanzate come Francia e Malta hanno quote minime di occupazione agricola, rispettivamente del 2,6% e dello 0,8%, riflettendo una minore rilevanza di questo settore nei loro mercati del lavoro.
Per quanto riguarda il settore industriale, Bosnia-Erzegovina e Slovenia si distinguono per i livelli più alti, con rispettivamente il 33,5% e il 30,2% dell'occupazione totale, evidenziando una base manifatturiera e industriale significativa. In Italia, l'industria occupa il 26,9% della forza lavoro, mentre in Paesi come Francia e Giordania l'industria riveste un ruolo meno rilevante, con una quota inferiore al 20%.
Il settore dei servizi domina nella maggior parte dei Paesi europei e del Medio Oriente. Malta (82%), Israele (83,5%) e Francia (78,2%) registrano le percentuali più alte, indicatori di economie avanzate e orientate ai servizi, come tipico dei Paesi a reddito elevato. Nei Paesi del Nord Africa e nei Balcani, il settore dei servizi è meno dominante ma rimane comunque significativo, come dimostrano i dati di Algeria (59,4%) e Tunisia (52,6%).
In conclusione, i Paesi europei e mediorientali del Mediterraneo tendono a concentrarsi maggiormente sui servizi, mentre nelle nazioni dei Balcani e del Nord Africa l'agricoltura e l'industria continuano a svolgere un ruolo rilevante nella struttura occupazionale, rispecchiando le diverse caratteristiche economiche e sociali della regione.
Figura 4 – Distribuzione dell’occupazione nei settori per macroregione. Anno 2022 (% occupazione totale)
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Metadati
Indicatori
Definizione
Percentuale della popolazione di età 15-64 anni economicamente attiva: tutte le persone che offrono sul mercato manodopera per la produzione di beni e servizi in un determinato periodo.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati nazionali sui tassi di partecipazione alla forza lavoro possono non essere comparabili a causa di differenze nei concetti e nelle metodologie. Il fattore più importante che influisce sulla comparabilità dei dati è la fonte dei dati stessi. I dati sulle forze di lavoro ottenuti dai censimenti della popolazione sono spesso basati su un numero limitato di domande sulle caratteristiche economiche degli individui, con scarse possibilità di sondaggio. I dati risultanti, pertanto, non sono generalmente coerenti con i corrispondenti dati delle indagini sulle forze di lavoro e possono variare notevolmente da un Paese all'altro, a seconda del numero e del tipo di domande incluse nel censimento. I censimenti e le indagini sugli stabilimenti possono, per loro natura, fornire solo dati sulla popolazione occupata, escludendo i disoccupati e, in molti Paesi, escludendo anche i lavoratori impegnati in piccoli stabilimenti o nell'economia informale che non rientrano nell'ambito dell'indagine o del censimento.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'
Percentuale della popolazione di età 15-24 anni economicamente attiva: tutte le persone che offrono sul mercato manodopera per la produzione di beni e servizi in un determinato periodo.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati nazionali sui tassi di partecipazione alla forza lavoro possono non essere comparabili a causa di differenze nei concetti e nelle metodologie. Il fattore più importante che influisce sulla comparabilità dei dati è la fonte dei dati stessi. I dati sulle forze di lavoro ottenuti dai censimenti della popolazione sono spesso basati su un numero limitato di domande sulle caratteristiche economiche degli individui, con scarse possibilità di sondaggio. I dati risultanti, pertanto, non sono generalmente coerenti con i corrispondenti dati delle indagini sulle forze di lavoro e possono variare notevolmente da un Paese all'altro, a seconda del numero e del tipo di domande incluse nel censimento. I censimenti e le indagini sulle unità locali possono, per loro natura, fornire solo dati sulla popolazione occupata, escludendo i disoccupati e, in molti Paesi, escludendo anche i lavoratori impegnati in piccole untà produttive o nell'economia informale che non rientrano nell'ambito dell'indagine o del censimento. Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'
Percentuale di popolazione occupata di un Paese nella classe d'età 15 anni ed oltre. L'occupazione è definita come le persone in età lavorativa che, durante un breve periodo di riferimento, sono state impegnate in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a scopo di retribuzione o di profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento (cioè che abbiano lavorato in un posto di lavoro per almeno un'ora) sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di accordi sull'orario di lavoro. L'età di 15 anni ed oltre è generalmente considerata il riferimento per la popolazione in età lavorativa.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Percentuale di popolazione occupata di un Paese nella classe d'età 15-24 anni. L'occupazione è definita come le persone in età lavorativa che, durante un breve periodo di riferimento, sono state impegnate in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a scopo di retribuzione o di profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento (cioè che abbiano lavorato in un posto di lavoro per almeno un'ora) sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di accordi sull'orario di lavoro. L'età compresa tra i 15 e i 24 anni è generalmente considerata il riferimento per la popolazione giovanile.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
Per i confronti internazionali dei dati sulle forze di lavoro, la fonte più completa è senza dubbio rappresentata dalle indagini sulle forze di lavoro. Tuttavia, nonostante la loro forza, i dati delle indagini sulle forze di lavoro possono contenere elementi non comparabili in termini di portata e copertura, soprattutto a causa delle differenze nell'inclusione o nell'esclusione di alcune aree geografiche e dell'inclusione o meno dei militari di leva. Inoltre, vi sono variazioni nelle definizioni nazionali del concetto di forza lavoro, in particolare per quanto riguarda il trattamento statistico di alcuni gruppi specifici, come i “lavoratori familiari contribuenti” e le “persone non occupate, disponibili al lavoro ma non in cerca di occupazione”. La non comparabilità può derivare anche da differenze nei limiti di età utilizzati per misurare la forza lavoro (precedentemente nota come popolazione economicamente attiva). Alcuni Paesi hanno adottato limiti di età superiori non standard per l'inclusione nella forza lavoro, con un punto di interruzione a 65 o 70 anni, il che influisce su ampi confronti, e in particolare su quelli dei livelli di età più elevati. Infine, le differenze nelle date a cui si riferiscono i dati, così come il metodo di calcolo della media annuale, possono contribuire alla non comparabilità delle statistiche risultanti. In larga misura, questi problemi di comparabilità sono stati affrontati nella costruzione delle stime modellate dall'ILO dei tassi di partecipazione alla forza lavoro incluse in ILOSTAT. Per la costruzione delle stime sono stati utilizzati solo i dati delle indagini sulle forze di lavoro delle famiglie e dei censimenti della popolazione rappresentativi dell'intero Paese (senza limitazioni geografiche). Nei Paesi con più di una fonte di indagine, è stato utilizzato un solo tipo di fonte. Se per il Paese era disponibile un'indagine sulle forze di lavoro, i tassi di partecipazione alle forze di lavoro ricavati da questa fonte sono stati scelti a favore di quelli ricavati dai censimenti della popolazione. Le osservazioni imputate non si basano su dati nazionali, sono soggette a un'elevata incertezza e non dovrebbero essere utilizzate per confronti o classifiche tra Paesi. Questa serie si basa sulle definizioni della tredicesima ICLS.
Persone in età lavorativa impegnate nel settore agricolo in una qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi a titolo oneroso o di lucro, sia che lavorino nel periodo di riferimento sia che non lavorino a causa di un'assenza temporanea dal lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore agricolo è costituito dalle attività di agricoltura, caccia, silvicoltura e pesca, secondo la divisione 1 (ISIC 2) o le categorie A-B (ISIC 3) o la categoria A (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'
Persone in età lavorativa impegnate nel settore industriale in una qualsiasi attività di produzione di beni o di prestazione di servizi a titolo oneroso o di lucro, sia che lavorino nel periodo di riferimento sia che non lavorino a causa di un'assenza temporanea dal posto di lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore industriale comprende l'estrazione di minerali, l'industria manifatturiera, le costruzioni e i servizi pubblici (elettricità, gas e acqua), secondo le divisioni 2-5 (ISIC 2) o le categorie C-F (ISIC 3) o le categorie B-F (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'
Persone in età lavorativa impegnate nel settore dei Servizi in qualsiasi attività di produzione di beni o di fornitura di servizi per retribuzione o profitto, sia che fossero al lavoro durante il periodo di riferimento, sia che non fossero al lavoro a causa di un'assenza temporanea da un posto di lavoro o di un accordo sull'orario di lavoro. Il settore dei servizi comprende il commercio all'ingrosso e al dettaglio, i ristoranti e gli alberghi, i trasporti, il magazzinaggio e le comunicazioni, i finanziamenti, le assicurazioni, le attività immobiliari e i servizi alle imprese, nonché i servizi sociali e personali, secondo le divisioni 6-9 (ISIC 2) o le categorie G-Q (ISIC 3) o le categorie G-U (ISIC 4).
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile; questa produce stime accurate e a bassa varianza, il che non sorprende, dato che il tale indicatore è una variabile molto persistente. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I dati presentati per ramo di attività economica si basano sulla Classificazione industriale internazionale standard di tutte le attività economiche (ISIC). Il suo scopo principale è quello di fornire un insieme di categorie di attività che possono essere utilizzate per la raccolta e il reporting di statistiche. La versione originale dell'ISIC è stata adottata nel 1948 e da allora è stata rivista quattro volte: nel 1968 (ISIC Rev.2), nel 1990 (ISIC Rev.3) e nel 2008 (ISIC Rev.4). Una versione aggiornata dell'ISIC Rev. 3 è stata introdotta nel 2002 per tenere conto dei cambiamenti sostanziali nella struttura economica di molti Paesi (ISIC Rev. 3.1). È importante notare che i Paesi possono utilizzare versioni diverse dell'ISIC, e che i Paesi passano all'adozione della versione più recente a cadenze diverse. Un Paese può continuare a utilizzare la versione precedente anche dopo aver avviato una nuova serie di dati secondo la versione più recente. Sebbene questi diversi sistemi di classificazione possano avere un impatto sulla comparabilità a livelli dettagliati di attività economica, i cambiamenti da un ISIC all'altro non dovrebbero avere un impatto significativo sulle informazioni per i tre grandi settori presentati in ILOSTAT. Una serie di fattori può limitare la comparabilità delle statistiche sull'occupazione per attività economica tra paesi o nel tempo. La comparabilità delle statistiche sull'occupazione tra i Paesi è influenzata in modo significativo dalle variazioni nelle definizioni utilizzate per i dati sull'occupazione. Le differenze possono derivare dalla copertura dell'età, come i limiti inferiori e superiori di età per l'attività della forza lavoro. Le stime sull'occupazione possono variare anche in base all'inclusione o meno dei membri delle forze armate. Quando le forze armate sono incluse nella misura dell'occupazione, di solito sono assegnate al settore dei servizi. Pertanto, nei Paesi che non includono le forze armate, il settore dei servizi tende a essere sottostimato rispetto ai Paesi in cui sono incluse. Un'altra area che presenta differenze di misurazione riguarda il trattamento nazionale di particolari gruppi di lavoratori. La definizione internazionale di occupazione prevede l'inclusione di tutte le persone che hanno lavorato per almeno un'ora durante il periodo di riferimento. I lavoratori possono essere retribuiti o autonomi, anche in forme di lavoro meno evidenti, alcune delle quali sono trattate in dettaglio nella risoluzione adottata della diciannovesima ICLS, come il lavoro familiare non retribuito, l'apprendistato o la produzione non di mercato. La maggior parte delle eccezioni alla copertura di tutte le persone occupate in un'indagine sulle forze di lavoro ha a che fare con lievi variazioni nazionali rispetto alla raccomandazione internazionale applicabile agli status occupazionali alternativi. Ad esempio, alcuni Paesi misurano solo gli occupati retribuiti, mentre altri misurano “tutte le persone occupate”, ovvero i lavoratori retribuiti e i titolari di aziende che ricevono una retribuzione basata su quote societarie. Altre possibili variazioni alle norme relative alla misurazione dell'occupazione totale includono limiti di ore (oltre un'ora) imposti ai membri della famiglia che contribuiscono prima di essere inclusi nell'occupazione. I confronti possono essere problematici anche quando varia la frequenza di raccolta dei dati. L'intervallo di raccolta delle informazioni può andare da un mese a 12 mesi in un anno. Dato che la stagionalità di vario tipo è indubbiamente presente in tutti i Paesi, i dati sull'occupazione possono variare anche solo per questo motivo. Inoltre, i cambiamenti nel livello di occupazione possono verificarsi nel corso dell'anno, ma ciò può essere oscurato quando sono disponibili meno osservazioni.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'
Quota della forza lavoro che non ha un lavoro ma è disponibile e in cerca di un'occupazione.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I disoccupati comprendono tutte le persone in età lavorativa che: a) non avevano un lavoro durante il periodo di riferimento, cioè non avevano un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo; b) erano attualmente disponibili per un lavoro, cioè erano disponibili per un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo durante il periodo di riferimento; c) erano alla ricerca di un lavoro, cioè avevano intrapreso azioni specifiche in un determinato periodo recente per cercare un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo. Vengono conteggiati come disoccupati anche i futuri avviati, cioè le persone che non hanno cercato lavoro ma hanno un futuro interesse nel mercato del lavoro (hanno preso accordi per un futuro inizio di lavoro), così come i partecipanti a programmi di formazione o riqualificazione professionale nell'ambito di programmi di promozione dell'occupazione, che su questa base non erano “occupati”, non erano “attualmente disponibili” e non hanno “cercato lavoro” perché avevano un'offerta di lavoro da iniziare entro un breve periodo successivo, generalmente non superiore a tre mesi. Tra i disoccupati sono comprese anche le persone “non occupate” che hanno svolto attività di migrazione all'estero per lavorare a scopo di retribuzione o di lucro, ma che erano ancora in attesa dell'opportunità di partire. Il tasso di disoccupazione complessivo di un Paese è una misura ampiamente utilizzata dell'offerta di lavoro non utilizzata. I tassi di disoccupazione per gruppi specifici, definiti in base all'età, al sesso, all'occupazione o all'industria, sono utili anche per identificare i gruppi di lavoratori e i settori più vulnerabili alla disoccupazione.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
SDG Goal 8, indicatore 8.5.2; ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'
Quota della forza lavoro di età 15-24 anni senza lavoro ma disponibile e in cerca di occupazione.
Fonti
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST); b) Istat per l'Italia
Metodologia
a) ILO Modelled Estimates (ILOEST) - Gli indicatori del mercato del lavoro sono stimati utilizzando una serie di modelli che stabiliscono relazioni statistiche tra gli indicatori del mercato del lavoro osservati e le variabili esplicative. Per colmare i dati mancanti si ricorre all'interpolazione lineare per i Paesi per i quali tale procedura è possibile. In tutti gli altri casi, viene effettuata una stima multivariata ponderata. I Paesi sono suddivisi in nove gruppi di stima, scelti sulla base di un'ampia somiglianza economica e della vicinanza geografica. Data la struttura dei dati e l'eterogeneità tra i Paesi coperti dai dati di input, il modello è stato specificato utilizzando dati panel con effetti fissi per Paese. Le regressioni sono ponderate per l'inverso della probabilità di disponibilità di un'indagine sulle forze di lavoro. Le variabili esplicative utilizzate includono variabili economiche e demografiche. Per produrre le stime per il 2020, viene utilizzato un approccio di cross-validazione per selezionare il modello che minimizza l'errore di previsione in quell'anno specifico. b) Istat (per l'Italia) - I dati sono rilevati con l'indagine sulle forze di lavoro, un'indagine campionaria condotta tramite interviste alle famiglie; l'obiettivo principale è stimare gli aggregati che compongono l'offerta di lavoro: occupati e persone in cerca di occupazione.
Note e avvertenze
I disoccupati comprendono tutte le persone in età lavorativa che: a) non avevano un lavoro durante il periodo di riferimento, cioè non avevano un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo; b) erano attualmente disponibili per un lavoro, cioè erano disponibili per un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo durante il periodo di riferimento; c) erano alla ricerca di un lavoro, cioè avevano intrapreso azioni specifiche in un determinato periodo recente per cercare un'occupazione retribuita o un lavoro autonomo. Vengono conteggiati come disoccupati anche i futuri avviati, cioè le persone che non hanno cercato lavoro ma hanno un futuro interesse nel mercato del lavoro (hanno preso accordi per un futuro inizio di lavoro), così come i partecipanti a programmi di formazione o riqualificazione professionale nell'ambito di programmi di promozione dell'occupazione, che su questa base non erano “occupati”, non erano “attualmente disponibili” e non hanno “cercato lavoro” perché avevano un'offerta di lavoro da iniziare entro un breve periodo successivo, generalmente non superiore a tre mesi. Tra i disoccupati sono comprese anche le persone “non occupate” che hanno svolto attività di migrazione all'estero per lavorare a scopo di retribuzione o di lucro, ma che erano ancora in attesa dell'opportunità di partire. Il tasso di disoccupazione complessivo di un Paese è una misura ampiamente utilizzata dell'offerta di lavoro non utilizzata. I tassi di disoccupazione per gruppi specifici, definiti in base all'età, al sesso, all'occupazione o all'industria, sono utili anche per identificare i gruppi di lavoratori e i settori più vulnerabili alla disoccupazione.
Presenza in sistemi informativi orientati alle policy
ENP-South Eurostat Data Browser: Area 'Popolazione e Condizioni sociali'