L’indicatore di connettività marittima, che misura il grado di integrazione dei Paesi nei principali network di trasporto globali, premia Spagna, Italia e Francia sulla sponda nord del Mediterraneo e Turchia, Egitto e Marocco sulla sponda meridionale e orientale. Performance logistiche sensibilmente migliori si segnalano per i Paesi dell’Unione europea, oltre che per Israele, Turchia, Egitto e Macedonia del Nord. L'utilizzo di energia rinnovabile è più diffuso nei Balcani occidentali e nell'UE rispetto a Nord Africa e Medio Oriente, dove la disponibilità di abbondanti risorse fossili in alcuni Paesi disincentiva un uso più intenso di fonti rinnovabili.
Analisi degli indicatori di connettività marittima, performance logistica, e consumo di energia rinnovabile, valutando integrazione nei trasporti globali, efficienza infrastrutturale e sostenibilità energetica nei Paesi del Mediterraneo, con differenze significative tra macroregioni.
Indice di connettività del trasporto marittimo di linea (valore medio nel primo trimestre 2023 = 100)
Indice complessivo di performance logistica (da 1=basso a 5=alto)
Consumo di energia rinnovabile (% del consumo totale di energia finale)
area_code
ordgeo
Paesi
2023
2022
2021
Portogallo
182,7
3,4
32,3
A
1
Spagna
412,6
3,9
19,0
A
2
Francia
269,7
3,9
16,2
A
3
Italia
294,5
3,7
17,5
A
4
Slovenia
75,2
3,3
23,4
A
5
Croazia
61,1
3,3
34,1
A
6
Grecia
202,2
3,7
21,5
A
7
Malta
135,8
3,3
8,6
A
8
Cipro
46,2
3,2
15,6
A
9
Serbia
4,6
2,8
27,2
B
10
Kosovo
..
..
..
B
11
Bosnia-Erzegovina
..
3,0
36,6
B
12
Montenegro
14,4
2,8
39,6
B
13
Macedonia del Nord
..
3,1
19,5
B
14
Albania
13,2
2,5
41,9
B
15
Turchia
284,5
3,4
12,0
C
16
Siria
26,0
2,3
1,1
C
17
Libano
107,7
2,7
6,8
C
18
Giordania
72,2
2,7
11,5
C
19
Israele
135,2
3,6
6,2
C
20
Palestina
..
..
15,4
C
21
Egitto
265,5
3,1
6,1
D
22
Libia
52,2
1,9
3,1
D
23
Tunisia
29,4
2,6
11,6
D
24
Algeria
68,6
2,5
0,1
D
25
Marocco
253,0
2,5
10,9
D
26
Indice di connettività del trasporto marittimo di linea (valore medio nel primo trimestre 2023 = 100)
SerbiaUltimo valore disponibile: 2007
KosovoNessun dato disponibile
Bosnia-ErzegovinaNessun dato disponibile
Macedonia del NordNessun dato disponibile
PalestinaNessun dato disponibile
Indice complessivo di performance logistica (da 1=basso a 5=alto)
KosovoNessun dato disponibile
LibanoUltimo valore disponibile: 2018
GiordaniaUltimo valore disponibile: 2018
PalestinaNessun dato disponibile
TunisiaUltimo valore disponibile: 2018
MaroccoUltimo valore disponibile: 2018
Consumo di energia rinnovabile (% del consumo totale di energia finale)
KosovoNessun dato disponibile
Alcuni temi in evidenza
La connettività marittima
L’indice di connettività del trasporto marittimo di linea è un indicatore composito che sintetizza il grado di integrazione di un Paese all’interno del network di linee di trasporto marittimo; livelli elevati di connettività marittima consentono una maggiore capacità di accesso ai mercati internazionali e di partecipazione ai network produttivi globali. L’indicatore è costruito ponendo pari a 100 il valore medio del 2023 di tutti i Paesi serviti da linee regolari di trasporto marittimo containerizzato.
La Spagna è ampiamente il Paese della regione del Mediterraneo con la maggiore connettività marittima: 412,6 il valore dell’indice nel 2023 (Figura 1). Oltre alla Spagna, altri sei Paesi fanno registrare un valore superiore a 200, il doppio della media mondiale: Italia (294,5), Francia (269,7) e Grecia (202,2) nell’Unione europea, Turchia (284,5) in Medio Oriente, Egitto (265,5) e Marocco (253) in Nord Africa. I Paesi Ue presentano mediamente valori più elevati dell’indice di connettività marittima rispetto a quelli delle altre macroregioni, con sei Paesi su nove che mostrano indici superiori alla media mondiale. Viceversa, nei Balcani occidentali (dati disponibili solo per Montenegro e Albania) il grado di integrazione marittima è il più basso della regione mediterranea, inferiore a 15.
Figura 1 – Indice di connettività del trasporto marittimo di linea. Anno 2023 (N.I. valore medio internazionale nel primo trimestre 2023 = 100)
...
Il confronto con valori passati dell’indicatore consente di cogliere l’evoluzione del grado di connettività dei Paesi mediterranei e offre un quadro diverso rispetto a quanto appena evidenziato (Figura 2). Il miglioramento della connettività marittima ha riguardato in particolare la Turchia (+110 punti rispetto al 2006) e soprattutto il Marocco (+188,1), con il valore dell’indicatore nel 2023 pari a quasi 4 volte quello del 2006. Il Marocco ha beneficiato della forte crescita dei volumi di merci movimentati dal porto di Tangeri (Tanger Med), diventato uno dei principali hub del Mediterraneo per il trasporto containerizzato.
I Paesi UE, come detto, registrano valori mediamente superiori rispetto agli altri; tuttavia, mostrano una crescita dell’indice meno pronunciata e, per Italia (-49,1), Francia (-29) e Cipro (-12,4), un arretramento del grado di connettività marittima.
Figura 2 – Indice di connettività del trasporto marittimo di linea (variazione assoluta tra il 2006 e il 2023)
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La performance logistica
L’indicatore di performance logistica misura l’efficienza, la capacità e la qualità complessiva del sistema logistico di un Paese, attraverso un indice composito che prende in esame sei differenti aspetti dell’attività logistica. L’indice è compreso tra 1 (bassa performance logistica) e 5 (alta performance logistica).
La Figura 3 fa riferimento al valore dell’indicatore nel 2022 e mette in evidenza performance logistiche sensibilmente migliori per i Paesi dell’Unione europea, nessuno dei quali registra valori inferiori a 3,2 e con, nell’ordine, Spagna (3,9), Francia (3,9), Italia (3,7) e Grecia (3,7) che registrano i valori più alti in tutta l’area del Mediterraneo. Nei Balcani occidentali l’indice di performance logistica è compreso tra 2,5 dell’Albania e 3,1 della Macedonia del Nord, mentre nella regione mediorientale Turchia (3,4) e Israele (3,6) fanno segnare valori in linea con i Paesi Ue. In Nord Africa, l’Egitto è il Paese con la migliore performance logistica (indice pari a 3,1) anche grazie all’articolato sistema di infrastrutture a servizio del Canale di Suez.
Figura 3 – Indice complessivo di performance logistica. Anno 2022 (punteggio da 1=basso a 5=alto). Il grafico mostra i paesi con dati per l'anno di riferimento. Usa la dashboard per i dati completi.
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Il consumo di energia rinnovabile
Il quadro dell’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili nella regione del Mediterraneo risulta caratterizzato da una marcata differenza tra la sponda nord (Paesi UE e dei Balcani occidentali) e la sponda meridionale e sud-orientale del bacino (Nord Africa e Medio Oriente), come viene evidenziato dalla Figura 4.
Più in dettaglio, con riferimento al 2021 la quota di consumi energetici coperta da fonti rinnovabili nei Paesi dell’Unione europea si attesta tra il 15% e il 35%; fa eccezione Malta dove, pur in crescita nel periodo osservato, la percentuale non raggiunge il 9%. Croazia (34,1%) e Portogallo (32,3%) sono i Paesi UE con la maggiore intensità di consumo di fonti rinnovabili sul totale dei consumi energetici. Un tratto comune tra i Paesi UE è costituito dal profilo di crescita costante dell’utilizzo di fonti rinnovabili nel ventennio tra il 2001 e il 2021. Nei Balcani occidentali il consumo di energia rinnovabile risulta ancora più intenso, con percentuali sui consumi energetici totali comprese tra circa il 20% (Macedonia del Nord) e il 40% (Albania); Tuttavia, a differenza di quanto indicato a proposito dei Paesi UE, l’evoluzione nel tempo segnala quote costanti lungo tutto il periodo osservato, tranne che in Bosnia-Erzegovina dove si registra un’impennata nell’uso di fonti rinnovabili nel 2018 (dal 19% nel 2017 al 35,4%).
Diversa la situazione in Medio Oriente e Nord Africa, dove la quota di consumo di energie rinnovabili raggiunge il livello massimo in Palestina (15,4%). Con tutta evidenza, la disponibilità di abbondanti risorse fossili in alcuni Paesi della sponda sud e sud-orientale disincentiva un uso più intenso di fonti rinnovabili. Oltretutto, fino al 2015 in tutti i Paesi mediorientali si assiste a un calo generalizzato dell’uso di fonti rinnovabili, con una ripresa negli anni successivi, particolarmente intensa solo in Giordania (dal 3,2% nel 2015 all’11,5% nel 2021), che nella maggior parte dei casi non consente un recupero sui livelli del 2001. Anche in Nord Africa l’utilizzo di energia rinnovabili risulta basso e in calo. Marocco e Tunisia, due Paesi nordafricani privi di risorse fossili consistenti, raggiungono una quota di rinnovabili sul totale dei consumi energetici intorno all’11% nel 2021, in calo dal 15% circa del 2001, mentre l’utilizzo di fonti rinnovabili è assolutamente marginale in Libia (3,1%) e praticamente assente in Algeria (0,1% dei consumi energetici totali).
Figura 4 – Consumo di energia rinnovabile (% del consumo totale di energia finale)
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Metadati
Indicatori
Definizione
Indice composito che misura la posizione di un'economia all'interno delle reti globali di trasporto marittimo di linea. È calcolato in base al numero di scali navali, alla capacità di movimentazione dei container dei porti, al numero di servizi e compagnie, alle dimensioni della nave più grande e al numero di Paesi collegati attraverso servizi di trasporto di linea diretti. Per ogni anno viene considerato il valore del quarto trimestre.
Fonti
UNCTAD
Metodologia
L'indice composito è calcolato in base al numero di scali navali, alla capacità di movimentazione dei container dei porti, al numero di servizi marittimi di linea, al numero di compagnie, alle dimensioni della nave più grande e al numero di Paesi collegati attraverso servizi di trasporto di linea diretti. Per ogni componente, il valore del Paese viene diviso per il valore medio della componente nel 1° trimestre 2023 e quindi viene calcolata la media delle sei componenti per il Paese. La media delle componenti per un determinato Paese e trimestre viene quindi moltiplicata per 100. Il risultato è un indice medio pari a 100 nel 1° trimestre 2023. Questa scalat è stata applicata nel marzo 2024 per l'intera serie. (dal 1° trimestre 2006). Si tratta di un cambiamento rispetto alla precedente metodologia di calcolo, in cui le componenti e l'indice venivano scalati al valore massimo nel 1° trimestre 2006.
Indice composito che misura la percezione della logistica di un Paese in base all'efficienza del processo di sdoganamento, alla qualità delle infrastrutture legate al commercio e ai trasporti, alla facilità di organizzare spedizioni a prezzi competitivi, alla qualità dei servizi logistici, alla capacità di tracciare e rintracciare le spedizioni e alla frequenza con cui le spedizioni raggiungono il destinatario nei tempi previsti. L'indice varia da 1 a 5, con un punteggio più alto che rappresenta una migliore performance.
Fonti
World Bank
Metodologia
L'indicatore presenta dati provenienti da indagini sulla performance logistica condotte dalla Banca Mondiale in collaborazione con istituzioni accademiche e internazionali e con aziende private e soggetti privati impegnati nella logistica internazionale. Il Logistic performance index (LPI) si avvale di un'indagine strutturata online condotta su professionisti della logistica presso spedizionieri multinazionali e i principali corrieri espressi. Ogni intervistato valuta otto mercati esteri in base a sei componenti fondamentali della performance logistica (l'efficienza dello sdoganamento e della gestione delle frontiere, la qualità delle infrastrutture commerciali e di trasporto, la facilità di organizzare spedizioni a prezzi competitivi, la competenza e la qualità dei servizi logistici, la capacità di tracciare e rintracciare le spedizioni, la frequenza con cui le spedizioni raggiungono i destinatari entro i tempi di consegna programmati o previsti). Le componenti sono valutate su una scala (dal punteggio più basso al punteggio più alto) da 1 a 5. Gli otto Paesi sono stati scelti in base ai più importanti mercati di esportazione e importazione del Paese in cui si trova l'intervistato, in base a una selezione casuale e, per i Paesi senza sbocco sul mare, in base ai Paesi limitrofi che fanno parte delle linee di collegamento con i mercati internazionali. Il metodo utilizzato per selezionare il gruppo di Paesi valutati da ciascun intervistato varia a seconda delle caratteristiche del Paese in cui si trova l'intervistato. Se gli intervistati non hanno fornito informazioni per tutte e sei le componenti, si ricorre all'interpolazione per colmare i valori mancanti. I valori mancanti vengono sostituiti con la risposta media del Paese per ogni domanda, corretta dalla deviazione media dalla media del Paese nelle domande a cui ha risposto. L'LPI è costruito a partire dai sei indicatori utilizzando l'analisi delle componenti principali (PCA), una tecnica statistica standard utilizzata per ridurre la dimensionalità di un insieme di dati. Nell'LPI, gli input per la PCA sono i punteggi dei Paesi alle domande che coprono le sei componenti principali, calcolati in media su tutti gli intervistati che forniscono dati su un determinato mercato estero. I punteggi vengono normalizzati sottraendo la media del campione e dividendo per la deviazione standard prima di effettuare la PCA. Il risultato della PCA è un singolo indicatore - l'LPI - che è una media ponderata di questi punteggi. I pesi sono scelti per massimizzare la percentuale di variazione dei sei indicatori originali dell'LPI.
Quota di energia rinnovabile sul consumo finale totale di energia. Le energie rinnovabili comprendono l'energia idroelettrica, i biocarburanti solidi, i biocarburanti liquidi, i biogas, l'energia eolica, solare, geotermica, le maree/le onde/gli oceani e i rifiuti urbani rinnovabili.
Fonti
International Energy Agency (IEA), International Renewable Energy Agency (IRENA), United Nations Statistics Division (UNSD), World Bank, World Health Organization (WHO), 'Tracking SDG7: The Energy Progress Report'
Metodologia
I dati provengono dai bilanci energetici mondiali dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), con informazioni aggiuntive su https://www.iea.org/reports/sdg7-data-and-projections; e dal database delle Nazioni Unite sulle statistiche energetiche (http://data.un.org/Explorer.aspx?d=EDATA); entrambi forniscono una ripartizione dei flussi energetici nazionali per prodotti nel tempo. L'indicatore è calcolato come il rapporto tra il consumo finale di energia da fonti rinnovabili dopo la ripartizione dell'elettricità e del calore (AFECREN) e il consumo finale totale di energia (TFEC), calcolato in base ai flussi dei bilanci energetici. Il consumo finale di elettricità e calore viene assegnato alle rinnovabili in base alla quota di generazione lorda proveniente da fonti rinnovabili. In pratica, ciò avviene calcolando la percentuale di elettricità e calore prodotta da ciascuna fonte rinnovabile, moltiplicando il consumo finale di energia elettrica e termica per tali quote e quindi assegnando le quantità risultanti al consumo finale di ciascuna fonte di energia rinnovabile. Per esempio, se la tabella dei consumi finali totali riporta 150 TJ per l'energia da biogas, mentre il consumo finale totale di elettricità è di 400 TJ e di calore di 100 TJ, e la quota di biogas nella produzione totale di elettricità è del 10% e del 5% in quella di calore, il numero totale riportato per il consumo di biogas sarà di 195 TJ (150 TJ+400TJ*10%+100TJ*5%). Come risultato di questo metodo, si assume implicitamente che le perdite di energia tra l'energia fornita e quella consumata siano proporzionali alle loro quote di produzione in tutte le tecnologie. Il consumo finale totale di energia rappresenta la somma dell'energia proveniente da tutte le fonti utilizzate nell'industria, nei trasporti, negli edifici e in altri settori del consumo finale. È ricavato dal bilancio energetico nazionale ed esclude le quantità utilizzate per scopi non energetici.
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